giovedì 11 dicembre 2008

Nono incontro alla "N.Sauro": L'improvvisazione



   Saper Improvvisare costituisce una capacità essenziale nel lavoro dell'attore, lo prepara agli imprevisti, lo stimola ad una creatività continua e lo rende potenzialmente recettivo davanti a qualsiasi situazione narrativa.
   Da un punto di vista didattico insegnare ai bambini l'arte dell'improvvisazione significa prepararli all'inaspettato aiutandoli a plasmarsi attraverso l'ausilio della fantasia e del gioco.
   Improvvisare richiede di saper ricreare dal nulla una situazione di raffronto, una dinamica di azioni che risulti al contempo credibile; per fare questo bisogna riuscire nell'immediatezza a ripescare dentro di sé le emozioni provate durante esperienze private, uniche e personali, per poi riuscire a riportarle alla superficie di fronte al pubblico.
   Ciò implica una certa auto-analisi, che non va però confusa con lo psicodramma: l'educatore-insegnante può osservare reazioni e comportamenti e indagare sulle problematiche che scaturiscono inevitabilmente da questo tipo di attività.
  Possiamo individuare due principali generi d'improvvisazione: quella verbale, fatta di parole e di espressioni vocali e quella non-verbale costituita da gesti e movimenti.
   Improvvisare quindi, oltre ad essere un'occasione per creare un percorso teatrale dal quale far nascere un'azione scenica, diventa un momento di verifica per mezzo del quale il ragazzo può confermare tutto ciò che ha imparato in precedenza durante lo svolgimento degli esercizi dedicati alla voce, alla gestualità, al rapporto con l'altro e con se stesso; fino a quelli relativi alla formulazione del sottotesto.


   Il successivo esercizio, più adatto ad allievi adulti che a bambini troppo piccoli, rende comunque esplicito il concetto d'improvvisazione:

L'attore entra e si siede
   L'insegnante chiede ad un allievo di improvvisare sul seguente testo: "l'attore entra e si siede". In scena viene collocata soltanto una sedia. Non viene fornita nessun'altra indicazione e l'attore è quindi libero di esprimersi come meglio crede. Gli esiti possono essere i più svariati perché quasi mai chi esegue l'esercizio elabora in anticipo e con sufficiente chiarezza e precisione una storia in grado di rendere credibile l'azione teatrale.
   L'insegnante quindi coglie l'occasione per sollecitare il ragionamento a proposito dell'azione scenica svolta con alcune domande quali: Da dove vieni? Conosci questo posto o ti è estraneo? Perché ti sei seduto?
   Queste domande aiutano i ragazzi a comprendere quali siano gli elementi essenziali per rendere esplicita un'azione teatrale e di conseguenza il fatto che ogni gesto compiuto in scena è importante in quanto espressione di una motivazione o di uno stato d'animo; e che ogni qual volta un gesto non risulta essere essenziale è opportuno evitarlo.



Emanuele Morandi
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