martedì 29 novembre 2011

L'Artistico Impertinente - Il lieto epilogo

   Nella giornata del 29 novembre 2011 si è concluso ufficialmente il primo anno dell’Artistico Impertinente, il laboratorio di integrazione multidisciplinare, atto anche all’integrazione degli studenti diversamente abili. Il laboratorio, tenuto da Emanuele Morandi, professionista del Teatro Impertinente si è svolto nell’anno scolastico 2010-2011 presso il Liceo Artistico di Imperia Oneglia; progetto in rete destinato a rinnovarsi quest’anno e forse anche per i prossimi anni con sempre maggiore successo.
   I ragazzi appartenenti al corso 2010-2011, hanno oggi dato l’addio a questo percorso, chi per iniziarne uno nuovo e chi per prendere altre strade. Durante l’incontro erano presenti (o meglio: partecipanti) anche i Dirigenti Scolastici Beatrice Grossi (del Liceo Artistico) e Elisabetta Bianchi (del SMS N. Sauro) e molti dei professori di sostegno che sono stati o saranno implicati nell’Artistico Impertinente, che quest’anno ha un’adesione altissima anche presso altri istituti scolastici.

   Qui di seguito, il video riassuntivo dell’esperienza dello scorso anno.





Una testimonianza

  Cos'è l'Artistico Impertinente?
   Beh, dovrei spiegarvi cos'è il Liceo Artistico, ma questo è ovvio: è una scuola. Dovrei spiegarvi cos'è il Teatro Impertinente, e questo è un po' meno ovvio. Per capirlo mi ci sono voluti due presidi, due prof, due mamme, un maestro, una manciata di amici e non saprei quantificare quante emozioni; tutto ciò per un'anno di corso. E ancora mi trovo in difficoltà quando mi si chiede di definirlo.
   Si potrebbe definire come il teatro che rompe gli schemi classici del teatro: un pittore che dipinge fuori dai bordi, fuori dalla tela, senza limiti. Il teatro impertinente è scena teatrale e vita quotidiana.
   Unendo le due cose è nato l'Artistico Impertinente, un corso, o per meglio dire un percorso, che ci ha portato a riunirci oggi, in un'aula dell'ISA di Imperia per rivederci e salutarci tutti insieme.
   Come ai tempi del corso ci siamo riuniti davanti all'entrata, aspettando l'ora in cui si sarebbe entrati nell'aula dove avevo notato, con qualche fugace sguardo, erano stati imbanditi alcuni tavoli con invitanti leccornie.
   Appena entrati e messi a sedere davanti al proiettore acceso, la professoressa Giordano, la cui protettiva ala è da tempo posata su noi ''teatranti'', ha iniziato il festoso comizio con un piccolo discorso farcito di alcuni formali ringraziamenti ma soprattutto di un'affettuosa commozione. Poi la parola fu ceduta a Emanuele Morandi, il nostro maestro impertinente. Nessun lungo discorso da parte sua, forse non aveva le parole, ma di certo noi ci siamo accorti della sua malcelata commozione. Buffo: come ci ha sempre insegnato a fare, ci stava comunicando le sue emozioni, anche se, questa volta, non era apposta.
   In seguito ebbe inizio il quarto d'ora che aspettavamo e temevamo: Il documentario.
  Durante la proiezione non si sentì alcun suono, tutti attenti, immersi in quelle immagini, a nuotare tra i ricordi.  Qualche sequenza ha scatenato qualche risata, ma di certo è stato strano rivedersi e ammettiamolo, commovente. Al contrario di come si potrebbe pensare, non c'era affatto un'aria di pesantezza, anzi si respirava il solito fresco clima di amicizia, ma con la soddisfazione e la commozione di aver portato a termine un viaggio insieme. Uno strano viaggio, senza veicolo e senza meta prefissata, solo la voglia di provare, trasmettere e regalare emozioni. Oltre a mangiare dei dolci in compagnia.
Gian Piero (JP) Batista


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