giovedì 30 gennaio 2014

Martial Arts Theatre, resoconto della prima sperimentazione

Il M.A.T. prende il volo...

   Presso il Centro Yoga L'Albero della Gioia (via Diano Calderina 1/9) di Imperia Oneglia si è svolta la prima lezione del Martial Arts Theatre, corso in fase di sperimentazione e ideato da Isabella Biscaglia che fonde insieme varie forme del teatro contemporaneo e le arti marziali.
   La lezione di prova si è svolta negli stessi orari e luoghi di Attraverso lo Specchio - Basic Level, il corso di Teatro e Performing Art tenuto da Emanuele Morandi, il quale per una sera si è mescolato fra i suoi allievi come altro partecipante.

   Ma cosa è il M.A.T.?   La distanza che separa le diverse discipline del teatro, soprattutto quello di stampo sociale/performativo, e le arti marziali è molto minore rispetto a quello che si pensi. Le analogie tra i due mondi sono moltissime: in una forma di arti marziali non si stanno forse interpretando le battute di un copione, visualizzando il perché di ogni tecnica, contraendo i muscoli come se si stesse effettivamente facendo contrasto ad un avversario?
   E negli allenamenti in coppia non è forse come esercitarsi con un altro allievo attore, dove le varie parti cercano di entrare in sincronia per svolgere meglio l’esercizio e quindi migliorarsi insieme?
   E questo per ragionare sull’espressività delle arti marziali partendo dalle basi: la relazione con sé e l’altro. Aprire la persona all’ascolto per acuirne le diverse sensibilità; porla fuori da ogni schema per marcare l’importanza delle interdipendenze tra i vari elementi di una palestra (teatrale o marziale), in modo da rendere ancor più coeso il gruppo e più attento alla totalità d’essere del compagno di pratica o semplicemente del prossimo.
... sulle ali del Drago

   Il tema originale della prima lezione del M.A.T. doveva essere quello del rito della caccia, come prima e chiara unione di arti marziali e teatro nella storia di tutti i popoli. Ma non è andata così.

   Il rito è qualcosa che prepara, il rito della caccia era qualcosa che preparava i membri di una tribù a procacciarsi il cibo, affrontando ogni ambito dell'azione venatoria: ricerca dell'animale, inseguimento, chiusura dei punti di fuga, combattimento, abbattimento, condivisione e perfino gesti e azioni atte solamente a ringraziare e insieme chiedere scusa alla natura e all'animale stesso. Ulteriore dimostrazione di quanto oggi si sia tornati "indietro" andando "avanti" è stato come non si sia arrivati al rito della caccia, in questa prima lezione di prova, ma ci si sia fermati prima.
   Sperimentate caratteristiche degli altri animali in modo umano, interagito come essi in modo originale e personale perché intimo, si è passati al gradino successivo di immedesimazione nelle forze naturali di forma animale: sentirsi degli animali (forse?) non esistenti. Dei Draghi.
   L'esercizio che doveva essere di preparazione al rito finale è diventato quello centrale, l'anello di congiunzione tra l'essere qualcosa di reale come un gatto, un airone o un cavallo e l'essere cacciatore o cacciato in un rito. Il Drago, quello nostro occidentale con le ali, è diventato il fulcro della riappropriazione della ritualità, persa in favore di qualcosa che non è altro che una serie di riti esterni, dettati da altri e non dal drago nascosto in noi.
   Insomma: una serata in cui si è giocato fino in fondo ad essere dei draghi.


   E così il M.A.T. tornerà all'attacco partendo con meglio chiaro il nocciolo della questione, partirà da ancora prima del rito, dalla preparazione di questo attraverso il gioco e l'animalità. Del resto nella parola "animali" non vi è forse la parola "anima"?


Isabella Biscaglia


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