venerdì 25 aprile 2014

Concluso Theatrical Box, laboratorio dei Licei Artistico e Amoretti (IM)

Theatrical Box
la cornice teatrale del Liceo Artistico si… apre!
Il gruppo quasi al completo
   Il Liceo Artistico di Imperia e, per il secondo anno di rete, il Liceo Amoretti di Imperia concludono il percorso di cine-arte-teatralità Theatrical Box (o Theatral Box), organizzato e coordinato dalla professoressa Claudia Giordano, che dal 2008 svolge tale compito con sempre maggiori risultati. Theatrical Box è stato tenuto, come dal 2010, da Emanuele Morandi del Teatro Impertinente e, da quest’anno, anche da Valentina di Donna e Christian Gullone del Parcheggio delle Nuvole.
   Andrea Picchiantano ha invece diretto il gruppo addetto alla documentazione (foto e video) e sono sue le realizzazioni delle principali clip che documentano, appunto, il corso di quest'anno.
   L'insegnante di sostegno Silvia Zanchi e l'educatrice Angela Lauzza hanno supportato i lavori del laboratorio svolti con il gruppo di ben oltre trenta ragazzi, un buon numero dei quali affetti da disabilità di vario tipo.
   Si ringrazia la preside di entrambi gli istituti Beatrice Pramaggiore, come la ex-preside del Liceo Artistico Beatrice Grossi, ancora una volta presente alla chiusura del laboratorio ed ancora una volta con un gran sorriso ed occhi lucidi alla fine del pomeriggio. Negli anni ha fortemente creduto nel laboratorio integrato e si è prodigata, con la prof.ssa C. Giordano, per la realizzazione di attività di supporto all’educazione e alla crescita di tutti allievi.
   Tutto questo è stato reso possibile dalla forza, dall’impegno, dalla voglia di mettersi in gioco dei ragazzi, che hanno risposto in modo costruttivo alle proposte dei conduttori e hanno permesso, con i loro dubbi, le loro particolarità e la loro energia a costruire questo percorso. Il loro percorso.

   Theatrical Box
   Il laboratorio di quest’anno è stato più prettamente teatrale, diviso in due sotto-percorsi: quello teatrale e quello performativo. All’inizio dell’anno i ragazzi hanno potuto avere un assaggio di entrambe le vie, per quindi meglio scegliere quella più adatta a loro.
   Il filo conduttore? Un tema molto vicino ai ragazzi. E non solo. Ma che loro iniziano ad abbracciare completamente proprio nell’età delle medie superiori: l’amore.

   (Ri)Creazione!
   Gestito principalmente da Valentina di Donna, lo scopo ultimo di tale percorso era la costruzione di uno spettacolo finale.
   Ci siete cascati, eh? Ma questo non è teatro classico!
   Nessun personaggio pre-costruito, nessuna ansia da prestazione (se non l’ultimo mese: ma è normale!) lo spettacolo finale sarebbe nato semplicemente come dimostrazione di un percorso fatto. Insomma: non lo scopo principale, ma una gradita conseguenza di una ricerca sulla tecnica teatrale e soprattutto sul proprio potenziale artistico e personale.
   Un metodo di lavoro vicino al teatro classico, ma con al centro i ragazzi.
   Solo nell’ultima fase di lavoro è giunto il copione. Come? Dai ragazzi stessi. Tenendo a mente il tema, sulla base delle varie improvvisazioni ed esercizi fatti, prendendo spesso spunto da personaggi pop od opere d’arte, i ragazzi hanno riflettuto su vari aspetti dell’amore: quello romantico (Romeo e Giuletta al cellulare), quello omosessuale (gli "Amanti" di Magritte), quello per l’arte (Andy Warhol redivivo che gira per il museo) persino quello tra genitori e figli, preso dal punto di vista del genitore (Dedalo ed Icaro).
   Dal lavoro di mesi e mesi, sono stati inoltre tratti alcuni video ed una breve piece teatrale/performativa, la cui scenografia è stata creata dagli allievi della classe 3S, coordinati dalla prof.ssa Laura Comollo.
   Da gennaio Christian Gullone si è aggiunto come co-conduttore del nutrito gruppo di (Ri)Creazione, anche con l’obiettivo di valorizzare l’attività di integrazione degli allievi diversamente abili. Ha per questo supportato anche nella realizzazione del copione.
[a breve alcuni link]

   Performance: i Manichini
   "All' inizio facevo parte del corso di fotografia e fotografando il gruppo performance sono rimasta colpita dalla loro forte unione e solidarietà. Ho quindi deciso di entrarne a far parte. Costruire il manichino è stato fantastico e divertente, ma lasciarlo è stato tragico." Gaia Barbarino
   Per questo gruppo, gestito principalmente da Emanuele Morandi, vi è la testimonianza scritta di diversi dei partecipanti. Qui sotto quella di Samantha Sottile (con il supporto di Veronica Cicirello).
   "La specializzazione di cui ho fatto parte è la Performing Art, guidata da Emanuele Morandi. L'arte della performance è una forma artistica nella quale l'azione di un individuo o di un gruppo, in un luogo particolare e in un momento particolare costituiscono l'opera. […] si tratta sostanzialmente di mettere una propria verità ed una parte di se stessi in azione, si parte da un bisogno, la necessità di tirare fuori ciò che si prova e che si è e trasformarla in un atto artistico reale. Quest'anno in particolare abbiamo sviluppato quest'arte attraverso la costruzione individuale di manichini con uno scopo ben preciso: cercare di mettere dentro di essi tutto ciò che con la crescita volevamo lasciar andare, e di trasmettere ai manichini emozioni e sentimenti che vivevamo nel quotidiano per riuscire a raggiungere un legame [prima di lasciarli andare].
   Il processo con cui ci siamo avvicinati ai fantocci è stato apparentemente semplice, ci abbiamo parlato, scherzato e raccontato la nostra routine, li abbiamo portati a scuola e nei posti che solitamente frequentiamo per far vivere anche a loro la nostra quotidianità. Alla fine del percorso performativo ci è stato chiesto di abbandonare il manichino in una parte della città, in modo individuale e personale, abbandonando così anche quella piccola o grande parte di noi che desideravamo lasciare andare. [...] ognuno di loro [dei ragazzi] ha vissuto il percorso performativo in modo molto personale e individuale."
   Ed alcune parole di Martina Tamagnini, altra ragazza partecipante al corso: "E' stata una bella esperienza, rilassante e liberatoria. Purtroppo non ho potuto partecipare spesso a causa dei rientri pomeridiani, ma ho seguito comunque il percorso performativo. L'idea del manichino è stata geniale, l'abbandono è stato difficile ma so che aiuterà la mia crescita. Spero di riuscire a partecipare anche l'anno prossimo."
   Per vedere alcuni video, ecco qui il link all'articolo sull'importanza dell'educazione alla performance.


   In conclusione? Testimonianza mia!
Nata nel '92, già dalla terza superiore ho iniziato a frequentare il corso teatrale organizzato all’istituto d’arte, ora liceo artistico, condotto allora da Franco Carli. Il percorso svolto con lui si è concluso a inizio dell’anno scolastico successivo con uno spettacolo teatrale ed un copione al quale noi ragazzi avevamo imposto delle modifiche. Il percorso con lui è stato difficile, pieno di scambi/scontri ma, a parer mio, Franco Carli è l'unico con il quale abbia affrontato il teatro classico vero e proprio come deve essere affrontato.
   Dal 2010, anno in cui frequentavo la quinta superiore, è arrivato Emanuele Morandi. E scrivo "dal" perché negli anni successivi mi sarei ritrovata a collaborare con il Teatro Impertinente e con il progetto teatrale del Liceo Artistico, ma come collaboratrice; nel tempo entrando in contatto con il Parcheggio delle Nuvole.
   Ero partita che credevo normale per me parlare e non influire comunque sulla realtà intorno a me. Ed eccomi svariati anni dopo, a scrivere per il blog che nonostante per cavilli burocratici io abbia potuto partecipare al corso solo le ultime due settimane (per sostituire una ragazza in (Ri)Creazione) diversi ragazzi del gruppo attuale di laboratorio mi hanno chiesto se l'anno prossimo avrei partecipato ancora, insieme a Emanuele, Valentina e Christian. Direi un bel cambio.
   Di certo non avvenuto per scienza infusa: il percorso teatrale svolto da me a scuola ha avuto sicuramente una parte importante in questo cambio.

   Vi è bisogno del teatro.


Isabella Biscaglia

Posta un commento