lunedì 22 settembre 2014

Resoconto Il Rifugio degli Artisti - Carmagnola

La Bellezza siamo noi!
Il gruppo al completo!
by Silvia Chiesa
   Dal 19 al 21 settembre si è svolta a Carmagnola la residenziale del Rifugio degli Artisti, che giunta al suo secondo anno ha visto nuove e vecchie personalità intrecciarsi in due giorni di lavoro organico e sinergico sul tema della Bellezza, organizzati anche quest'anno da Associazione Intrecciastorie e dal Teatro Impertinente.
   Vita di comunità, autogestiti in tutto e per tutto: in questo laboratorio continuo oltre i laboratori in scaletta, sono iniziate le due giornate, già appena sistemate le valigie nella fantastica struttura di Villa Tumedei.
   Il dopo cena non si è svolto non nel modo che credevamo...
   La performance di Playback Theatre delle Intrecciate è rimandata alla seconda sera: dopo la prima cena si è invece svolto un vero e proprio viaggio iniziatico.
Le energie della mattina dopo!
Annalisa Rolfo (Capitano intrecciato) con la maglia viola.
by Silvia Chiesa
   Percorso in singolo, a tappe; Intrecciastorie, Emanuele Morandi ed Eugenio Galli sparsi in stazioni disseminate per tutta la struttura, sia all'interno che nei giardini della villa.
   La bellezza comincia da qui: bendati. Fidarsi di chi guida al buio (a piedi o in carriola). Esplorare, lettura delle carte, sedersi e mangiare un biscotto con tisana, ballare bendati dove stavano aspettando apposta te.
   Pile cariche, ghiaccio sciolto: si va a dormire che la stanchezza del viaggio non c'è più.
   Il Vascello si è presentato e ha assoldato uno ad uno l'equipaggio per questi giorni: siamo a bordo.

   Mattina dopo (20 settembre): Teatro del Sentire, con Emanuele Morandi
   Le poche suore responsabili della struttura sono riuscite a far smettere di piovere abbastanza in fretta da poterci permettere di utilizzare gli spazi esterni oltre il grande portico.
Uno dei momenti conclusivi
by Silvia Chiesa
   L'altro diventa mio specchio, un'altra parte di me: bellezza come sentire, nel sentire, nel ritrovarsi nell'altro.
   Bellezza nell'altro che quindi diventa/ritorna la propria.
   Ma solo dopo aver accolto.
   Si è lavorato prima sul sentire se stessi: il corpo in relazione con la musica, poi in relazione con i movimenti dell'altro, del gruppo.
   L'ascolto base ed importantissimo della presenza altrui. Poi si è passati a lavorare a coppie, spargendosi piuttosto presto per la struttura. Scambi avvenuti sotto la sola supervisione della stessa coppia prima di tornare al gruppo per lavorare ancora oltre: l'altro come proiezione di me, o cercare me nell'altro. "La bellezza nell'altro bisogna prima sentirla e poi accoglierla, perché sia bellezza".
 
   Pomeriggio (20 settembre): La Bellezza... a cura di Intrecciastorie
Walter Binello e Rinella Nebbia
by Silvia Chiesa
    Dopo un iniziale lavoro di riscaldamento svolto tutti insieme, condotto da Rinella Nebbia, ci si è divisi in due gruppi.
   Il gruppo che ha lavorato all'aperto sul tema della Bellezza intorno a noi è stato condotto dalle Intrecciate Sara Leone e Cristina Garino.
   Un pallone, dei colori, un grande spazio pieno di spunti: alberi, animali, piante, panche, scivoli, altalene... un adulto sa forse usare l'ambiente meno di un bimbo? Riempire un enorme foglio assieme agli altri, utilizzando come pennello il proprio naso, una ciocca di capelli, la barba... la bellezza è ovunque e sempre: bellezza intorno a noi / bellezza in noi / bellezza di ritorno.
   In una stanza buia della villa, con una parete di libri e un camino spento, il laboratorio sulla Bellezza trans-generazionale. Pensavamo quasi ad una bella lezione di storia dell'arte. Abbiamo fatto qualcosa di fortemente ispirato al training del Playback Theatre mescolato amabilmente con delle tecniche di psicodramma, guidato da Rinella Nebbia e Filomena Marangi.
Prove esterne di Playback Theatre
by Silvia Chiesa
   Prima esercizi per mettersi in contatto con se stessi e con il nuovo ambiente: stanza mai vista da nessuno, non grande, niente luci artificiali e imposte piuttosto chiuse: nella penombra abbiamo iniziato a sentire Villa Tumedei, e con lei ci siamo buttati nel passato, a cercare nostri antenati: da un esercizio di visualizzazione sono usciti dei personaggi, Rinella Nebbia a investigare su di loro.
   Interazione tra i personaggi, movimenti nuovi, confronti. Fermo immagine, uno di noi è in centro, con il suo personaggio. Gli altri via, lo guardano, si ridispongono attorno a lui, partendo dalla sua posa e rimanendo nel proprio personaggio.
   Una sola immagine mille parole: a turno uscivamo dai personaggi, affiancavamo Rinella mentre Filomena ci sostituiva nel quadro. Alla domanda: "Cosa vedi?"... stessa immagine, eppure basta cambiare regia, o anche solo l'occhio di chi osserva: una sola immagine, mille immagini.
Prove esterne di Playback Theatre
Eugenio Galli del T.Imp. con la maglia rossa.
foto di Silvia Chiesa
   E, nessuna, casuale.
   Quante generazioni di bellezza ha visto villa Tumedei...
   Direi una: trans-generazionale.
   Tornati tutti insieme, le Intrecciate ci hanno coordinati in prove di Playback Theatre: un'ora di risate ed esperimenti per rendersi conto, provandolo sulla pelle, di quanto sia difficile ascoltare un racconto e armonizzarsi con gli altri attori e la musica.
   Ora ho capito perché Intrecciastorie ha come simbolo un pentagramma. E la sera ne abbiamo avuto una prova...

   Sera (20 settembre): Playback Theatre! a cura dell'Associazione Intrecciastorie
   Dopo un'altra fantastica cena a cura di Silvano Ilardo, il cuoco di bordo, abbiamo sistemato come al solito in comunità la cucina e la sala. Ci siamo diretti ad un'altro ambiente, adibito a teatro. Con noi c'erano anche altre persone esterne, giunte appositamente per vedere la performance: ho riconosciuto solo un signore e una signora volontari della struttura.
   Intanto mi ha stupita la formazione che Intrecciastorie ha usato quella sera: Alice Orsolani, la più giovane, ha sostituito Rinella Nebbia nella mediazione tra pubblico e attrici. Rinella era in scena. E in scena c'erano tutte, non solo quattro per volta. Solo l'intrecciato Walter Binello è rimasto come suo solito alla sezione musicale.
   Ma il resto è stata una sorpresa: squadra che vince non si cambia.
   A meno che non ne trovi una che vince di più.
   Lo ho capito a fine sera quando ho visto piangere anche degli insospettabili.
   Dopo le risate, dopo gli applausi, dopo molti racconti del pubblico messi in scena sul momento dal Playback Theatre delle Intrecciate, l'ultimo racconto è stato quello di uno degli stagisti, racconto sul personaggio del laboratorio sulla bellezza trans-generazionale. Non è stata la storia in sé ad essere toccante: di simili ne si trova. Ma, appunto per questo, il modo nel qualche loro la hanno sentita ha dato vita ad una performance toccante.
   La bellezza del Playback Theatre è tornata a tutti.
(E io ho diverso materiale per ricattare gli incrollabili che sono scoppiati in lacrime.)   

   Mattina seguente (21 settembre): Impro! con Eugenio Galli
Freeze
by Silvia Chiesa
   E per chiudere in bellezza che altro fare se non mettere in estrema pratica tutto il lavoro fatto? "Premerò sull'acceleratore" è stata la frase che Eugenio Galli del Teatro Impertinente ha ripetuto più spesso al gruppo sotto il portico. Sentire: fondamentale. Cogliere la bellezza della proposta dell'altro e accettarla per portare avanti l'improvvisazione. Fermi tutti: muoversi! Che non c'è tempo da perdere!
   Avere fiducia nell'altro e nel gruppo, saper ascoltare per potersi ben gestire, imparare trucchi e inventarli e passarli perché la consegna dell'esercizio è brevissima e se non ci  si ricama, se non si trovano nuovi modi, non ne si esce bene.
Il dibattito televisivo (con altre mani).
Galli (maglia nera) fa il conduttore.
by Silvia Chiesa
   E, nuova cosa: l'errore! Perché qua è possibile sbagliare: non si tratta nemmeno più di armonia, ma di qualcosa di meccanico da far funzionare, e vivere! Fino al punto che il pubblico non riesca a credere che sia improvvisato.
   Punto che quella mattina abbiamo visto distante come non mai.
   Ma il bello del tipo di conduzione di Eugenio Galli è che l'errore è celebrato: lo si riconosce, senza giudicare, in funzione di capire come meglio fare successivamente. L'errore è utile, naturale, accettato e così diventa trampolino di lancio. Questa mattina abbiamo toccato la bellezza del fare la bellezza. Con tutte le fatiche, i trucchi, le conquiste, le liberatorie risate.

   E potrei ancora parlare della cucina di Silvano Ilardo (ma tanto qua c'è anche un link dal suo punto di vista), potrei parlare dei vari partecipanti (e del Capitano di Vascello Annalisa Rolfo!), dei discorsi fatti con loro (spazianti dalle stagioni alle ultime teorie in campo teatrale ecc.), dei progetti abbozzati per il prossimo anno...
   Finirò con il dire che questo post è troppo lungo, e due giorni e mezzo sono stati come un mese vissuto in un'ora.
   Prima che io inizi a scrivere haiku, aggiungo solo che non c'è due senza tre.
Viva gli intrecci.


Isabella Biscaglia
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