lunedì 13 luglio 2015

DIVERSAMENTE STABILI - THE END

Il teatro nei teatri ricomincia da qui!
Finita la III edizione del concorso teatrale gratuito
per drammaturghi e registi di tutto il territorio nazionale

   Diversamente Stabili è un concorso teatrale organizzato, gestito e diretto interamente da under 30. A presentare il progetto è il Teatro della Colazione in collaborazione con l’Associazione culturale Sipari d’Oriente e il Teatro Elettra di Roma.
   I drammaturghi hanno potuto presentarsi con opere inedite e mai rappresentate, mentre i registi hanno potuto cimentarsi nella messa in scena dei testi selezionati. Da Gennaio a Giugno 2015 gli spettacoli scelti sono stati interpretati uno ogni mese ognuno per alcune repliche serali, al Teatro Elettra di Roma. Il 10 luglio sono stati annunciati i vincitori delle varie sezioni, che abbiamo riportato di seguito.

   Perché abbiamo scelto di parlare di tale concorso? Non solo per l'età degli organizzatori, ma soprattutto per ciò che ha permeato l'intera rassegna: uno spirito a prova di "tappeto bianco", la prova che è ancora possibile fare teatro nei teatri per tutti, con il giusto spirito organizzativo scevro da quei meccanismi che stanno strozzando molti teatri stabili.
   Il Teatro della Colazione semplicemente si sveglia la mattina e combatte per creare concorsi/occasioni per l'intero panorama teatrale. Per il teatro.
   Il concorso ha avuto un ottimo successo tra il pubblico: circa trenta persone ogni serata, iniziali tre repliche per spettacolo poi aumentate, votazioni popolari e da giuria tecnica operate in sala, possibilità di seguire la rassegna tramite internet e social. Di seguito, dentro le presentazione dei vari spettacoli saranno illustrati i premi vinti.

   Gli spettacoli in concorso
   Io Rido Storia misteriosa di una cena indimenticabile
   di Samuel Dossi, regia di Sebastiano Bianco premiato dalla giuria tecnica come migliore regia
   Un uomo elegante, dal farfallino colorato e dai numerosi tic apparecchia meticolosamente una tavola ma soltanto a metà e poi attende con ansia l'arrivo di una persona. Ecco comparire sulla porta una donna con un tutù, una coroncina in testa e le guance rigate da lacrime nere. Chi sono i due strani personaggi? Perché si sono incontrati di nascosto in questo appartamento fatiscente? Lui ha messo un'inserzione sul giornale e lei ha risposto all'invito: una cena a due davvero particolare! Ma c'è un problema, prima di “iniziare” lei dovrà sorridere almeno una volta perché altrimenti lui sentirà l'amaro. Nulla è quel che sembra e il finale vi lascerà completamente di stucco!
Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto.


   Processo all'infanticida Maria Farrar
   di Giovanni Maria Zonzini vincitore del premio Gufetto, e regia di Francesco D'Atena vincitore del premio per la miglior regia
   Testo teatrale scritto dal giovane autore Giovanni Maria Zonzini, il quale, partendo dalla poesia di Bertolt Brecht “Dell'infanticida Maria Farrar”, ha immaginato un processo nei confronti della giovane donna protagonista della poesia brechtiana.
   Lo spettacolo si apre con due strilloni che, vendendo i loro giornali, presentano Maria Farrar e ne annunciano il processo all'Opinione Pubblica, che subito si schiera pro o contro l'accusata.
Successivamente si passa in un'aula di tribunale, dove le scene vengono scandite dall'alternarsi di arringhe da parte della pubblica accusa e di dichiarazioni dei testimoni quali le padrone della locanda in cui lavorava Maria Farrar, oltre alle perizie effettuate da un lenone e un cardinale, il tutto mentre l'imputata, lasciata in balia dei suoi accusatori dall'avvocato d'ufficio frustrato e dedito al vino, non può far altro che tacere e subire qualcosa di cui neanche è in grado di capire il senso o la forma. Infine abbiamo la sentenza per la serva, ma l'opinione pubblica se ne dimentica in fretta, così come gli strilloni, i quali, non appena si accorgono del disinteresse del pubblico alla vicenda della giovane donna, decidono di invitare tutti quanti ad un ballo in maschera, e Maria Farrar finisce definitivamente nel dimenticatoio, coperta da un atroce velo d'ingiustizia, oblio, solitudine e indifferenza.


   Cenere
   di Gianluca Arena premiato dalla giuria tecnica come migliore drammaturgia, regia di Eva Hribernik
   Caterina convive oramai da tempo con Tazio ma, all’insaputa di questi, sta attraversando già da mesi una travolgente quanto intensa e catartica attrazione sentimentale con il pittore Tony. Nonostante le circostanze, i due continuano a frequentarsi segretamente, combattendo tra regole socio-morali e desiderio reciproco, che si mostra difficile da contrastare. Il carismatico Tony, fantasioso, poetico ma anche spiritoso e ironico, permette a Caterina di rivelare sé stessa e le proprie emozioni profonde represse da tempo: le presenta un mondo colorato, vivo, libero, non per questo falso o buonista; un mondo “altro” che supera i confini del quotidiano, un mondo più vero e sincero del nostro. Tuttavia, la giovane si lascia schiacciare dalla dura e claustrofobica realtà pur essendo ben consapevole che l’amore iniziale per l’ingegnere di successo Tazio, intenzionato a sposarla, è oramai divenuto solo compassione. Il sipario si chiude con Tony che lascia alla ragazza un dipinto raffigurante una sintesi dell’esperienza vissuta insieme.


   Pensare - programma delicato
   di Luca Bucciarelli, regia di Ashai Lombardo Arop
   Una donna semplice. Perdere la memoria.
   Se si perde la memoria, si perde l'identità o si continua a essere quello che si è stati prima?
   Ci si muove nel mondo allo stesso modo?
   O ci si blocca?
   Ci si ferma?
   Il tempo si ferma?
   Un singolo evento può cancellare i ricordi?
   Qualcosa che tocca nel profondo può cancellare i ricordi?
   Una donna si trova in un luogo senza sapere più chi è, come si chiama, qual è la sua storia, la sua casa, il suo lavoro e perché si trova proprio lì. E cerca di accomodarsi in un'altra vita forse non troppo diversa dalla prima finché alcuni dettagli non la riportano a volti, luoghi e nomi conosciuti. Parla parla parla con tutti tenendo con sé riviste di pettegolezzi che la aiutano a orientarsi in un mondo ostile. Notizie senza gloria e senza senso che la fanno sentire un po' più dignitosa quando occupa le sedie di una sala d'aspetto di ospedale. Pensa pensa pensa al passato e si sforza di pensare a cosa fare di un presente da riempire e un futuro da inventare. Perché lei sta lì in attesa di un'identità, di qualcuno che la accompagni, visto che il dottore le dice che forse non ricorderà più niente.


   Pappa Reale
   di Luigi Passarelli, regia di Gabriele Paupini
   Pappa Reale è un testo che si ispira fortemente al mondo delle api. La trama è tratta dal particolare momento della migrazione, ovvero quando la regina madre, con una parte dello sciame, abbandona l’alveare per andare a fondarne uno nuovo e lasciando la responsabilità alla regina giovane. Ne risulta quindi un adattamento e una trasposizione dal mondo naturale al mondo umano. I personaggi assumono precise caratteristiche e ruoli fedeli alla realtà degli insetti ma dando vita a una rappresentazione che si ambienta in una corte regale, favolistica e umana.
   La regina madre, anziana e responsabile, avvezza al comando e alle leggi ferree che regolano il suo regno, si trova alle prese con una figlia giovane che non si sente pronta a prenderne il posto. Le operaie, o meglio, l’operaia, freme per partire e trovare un nuovo luogo dove vivere, e che sia sopratutto privo della tirannia dell’Essere, ovvero l’uomo. Il Fuco, vero e proprio damerino e cortigiano, cerca di barcamenarsi in un periodo che sembra di crisi. Tutto appare regolato da Leggi invariabili che assomigliano al Destino e che vanno a scontrarsi con la passione e la libertà. Il momento vissuto tuttavia lascia spazio a idee e speranze che svaniscono subito nel nulla.
   E’ volutamente sottolineato l’aspetto di società matriarcale, dove essere madre e donna non è poi così scontato, anzi appare come un dovere. Un dovere verso la vita.

   Premio miglior spettacolo: La Cagиetta
Di Edoardo Carboni, anche vincitore del premio per la miglior drammaturgia, con la regia di Michele Galasso e interpretato da Simone Caporossi, Alice Di Carlo e Danilo Turnaturi, lo spettacolo si avvale di un cast tecnico formato dalla compositrice di musiche originali Elisa Corpolongo, del disegno luci di Silvia Crocchianti e dell’aiuto regia e costumista Annalucia Cardillo.



   Ispirato all'omonimo racconto breve di Vasilij Grossman, “La Cagиetta” di Edoardo Carboni è la storia della famosa Laika, prima di ricevere la fama: da randagio nei vicoli di Mosca fino ai laboratori del cinico e autoritario Aleksiej Gazenko, lo scienziato che ha avuto dal Cremlino l'incarico di prepararla per il volo spaziale. Ma i sentimenti umani di Laika lo colpiranno come una meteora. Ai suoi occhi essa non apparirà più come una cavia, ma una creatura più viva e umana di qualsiasi altra mai conosciuta, ammorbidendo il suo cuore finché tra i due non sboccia l’amore. Ma la Guerra Fredda e la volontà dell'URSS di raggiungere le stelle per prima, riporteranno sulla terra questi star-cross’d lovers, ricordando ad Aleksiej la sorte della sua Laika. Tutta "colpa delle stelle" quindi. O quasi…
Michele Carboni in bianco, con il cast
   Michele Galasso ci da la sua chiave di lettura. "In due mondi stretti nelle precise regole del potere e del risultato, il regime e la strada, come un dono, si aggirano senza saperlo due diamanti allo stato grezzo, nascosti sotto un cumulo di inutili affanni, tra macerie di disillusioni, sconfitte, rancori e rivalse. Si gridano addosso per non riconoscersi, si sfidano, ma dentro trascendono, fino a unirsi, perdonarsi, per trovare perfetta corrispondenza l'una nelle mancanze dell'altro. La loro storia d'amore, eroica, il loro ribellarsi, diventa la storia del bene universale, dell'uomo per l'uomo e per le sue naturali infinite aspirazioni. A narrare come i grandi avvenimenti, i grandi uomini, la loro forza, sia da cercare proprio nelle più semplici delle creature; come il senso della vita possa essere proprio dietro quello strappo, profondo, nell'inutile, troppo logica, apparenza della realtà per come ce la raccontano, e raccontiamo."

   E questo è ciò che per noi è un esempio di come far teatro nei teatri: la generazione dei "ragazzi che fanno colazione" ha già concluso il suo terzo concorso nazionale, tramite le sole proprie forze, il crowdfunding e l'ingrediente principale delle loro tazzine del mattino: una semplice e grande passione per il teatro.



Isabella Biscaglia


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