mercoledì 26 agosto 2015

Il Teatro dell'Umano e Arti Vive

Il Teatro dell’Umano

Come scriveva Kantor “per generare un campo di attrazione dell’impossibile, ci vuole un’ingenua mancanza di esperienza”: per concepire una nuova grammatica del Teatro dell’Umano

Il Teatro dell’Umano è una ricerca sulla pratica performativa intrapresa da Stefano Cenci e Carolina Truzzi, insieme con molti artisti che ne rispecchiano la poetica e la prassi. Cenci è sia regista che autore di spettacoli comprendenti anche non attori: ancora una volta vi parliamo di teatro non finalizzato alla produzione e per questo... Umano.
Dal 2002 ad oggi ha collaborato con Armando Punzo, direttore artistico del VolterraTeatro Festival e regista della Compagnia della Fortezza di Volterrae da ben tredici anni tiene laboratori permanenti e intensivi di teatro creativo e scrittura collettiva, mezzo per la sfida e ricerca artistica dei partecipanti e non solo. Il teatro come mezzo, l'umano come materiale e scopo. Da questo deriva l’accentuata metateatralità degli spettacoli del Teatro dell'Umano: c’è in gioco un alto tasso di non finzione, che non ha nulla a che fare col naturalismo.




"Da un lato ci sono i corpi che si muovono, senza necessariamente la grazia estetica di una scuola, della danza o della semplice coordinazione sportiva; corpi che si muovono e si spostano carichi di pathos e di pulsioni dionisiache, di voglia di superare se stessi e i propri limiti biologici, di vincere le barriere imposte dalla vita di tutti i giorni, dal sociale. Siamo noi i primi a chiedere di rinunciare al proprio ruolo sociale, per questo non ci interessa più distinguere attori e non attori, professionisti e non professionisti. Quello che non deve mancare è una pericolosa e furente disposizione al gioco, all’abbandono, alla deformazione, alla scoperta."

Ofelia 4 e 48
Roberto Esposito definisce la communitas attraverso il suo opposto, immunitas. Egli sottolinea come le istituzioni sociali occidentali (governi, apparati religiosi, gruppi etnici…) e gli individui tendano a nascondersi dietro categorie presupposte, per proteggersi dal contagio (la relazione con altri gruppi o individui) con l’"alterità", di cui ogni giorno, sempre più si sperimenta la paura. Esposito, invece, non considera la comunità né un soggetto collettivo chiuso, né un insieme di individui che non comunicano più. Per creare un nuovo senso di comunità è necessario riconsiderare la relazione tra questi individui. Bisogna separarli dalle loro identità proprie, fare in modo che perdano qualcosa della loro identità attraverso la relazione (il contagio) con l’altro da sé, attribuendo loro un nuovo senso. Questa relazione è il munus, il dono, lo scambio che non chiede niente in cambio, il sacrificio esistenziale che può identificare il cuore della comunità al giorno d’oggi, in contrasto con l’immunitas, dove il teatro è materiale e scopo, e l'umano il mezzo.
Il Teatro dell'Umano (re)inverte la tendenza.



Arti Vive
Dopo averlo creato, dal 2007 Stefano Cenci prende la direzione artistica dell'Arti Vive Festival di Soliera MO, sviluppandolo nei tre anni successivi fino a renderlo habitat per Soliera e non solo, grazie anche alla Fondazione Campori.
Arti Vive è un progetto per la promozione e la diffusione dell’arte libera dalle mere logiche commerciali. Promuove musica indipendente, teatro di innovazione, cinema di qualità, mostre, rassegne e laboratori d’arte per adulti e ragazzi attraverso una gestione partecipata dell’evento culturale. Il progetto è promosso dalla Fondazione Campori e dal Comune di Soliera, sostenuto dall’Arci Soliera e dalla Cassa di Risparmio di Carpi, e organizzato, agito e promosso dall’Associazionismo del territorio.

Le arti del teatro umano vivono
Vogliono isolare un sistema creativo il cui soggetto principale sia l’essere umano e l’intima esposizione esistenziale al mondo e alla realtà (soggetto artistico e di ispirazione da un lato e soggetto performativo dall’altro) e il cui obiettivo sia la decostruzione dei meccanismi di immunizzazione all’interno delle comunità. Credono, e noi del T.Imp. con loro, che ci sia qualcosa di profondamente intimo e commovente in questo modo di interpretare la scena, tendendo alla rivelazione esistenziale del segreto dei corpi, scegliendo sempre di seguire la strada dell’essere umano.


Isabella Biscaglia



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Fondazione Campori e Arti Vive
Arti Vive 2015
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