martedì 29 settembre 2015

Resoconto de Elogio all'Imperfezione - residenziale Intrecciastorie 2015

Resoconto della terza residenziale organizzata dall'Associazione Intrecciastorie

Tante novità ed avvenimenti, raccontati da Andrea Reginato, presente a tutte le residenziali

Carmagnola, provincia di Torino. Da venerdì 18 settembre a domenica 20 si è svolta la terza edizione del “Rifugio degli Artisti”, residenziale di due giorni caratterizzata dalla sperimentazione di un mix di laboratori teatrali costruiti in modo tale da elaborare un concetto comune attraverso diverse tecniche teatrali: quest’anno si è parlato de “L’Elogio all’Imperfezione”.
Anche l’imperfezione stessa può essere identificata in uno stato di perfezione.
- Thomas de Quincey

L’evento è stato organizzato dall’Associazione Intrecciastorie, in collaborazione con il Teatro Impertinente, quest’anno rappresentato da Isabella Biscaglia ed Eugenio Galli. Senza dimenticare lo straordinario Silvano Ilardo, cuoco storico che ai fornelli ha deliziato i partecipanti con piatti mai scontati.
Una residenziale. Una tre giorni in cui 25 persone condividono, imparano e scambiano idee a stretto contatto. Dalla colazione alla serata davanti ad un falò. Il luogo prescelto è Carmagnola, nella Villa Tumedei in cui non mancano gli spazi verdi ed animali come scoiattoli e lama da osservare più o meno vicini. Il tempo di sistemare i bagagli, di attendere gli ultimi ritardatari e siamo pronti per iniziare il primo laboratorio. Sono le 16.

1st Lab - La via del Karma

Il primo laboratorio non poteva iniziare in modo più imperfetto. Obiettivo: raggiungere il Karma Orto, un orto sperimentale appena fuori città in cui sezioni di orto tradizionale si alternano a sezioni di orto sinergico. E per raggiungerlo, il perdersi ha reso il viaggio più interessante.
Semplificando, l’orto sinergico è un orto in cui tutte le piante convivono. Non troveremo quindi una fila di pomodori, una fila di cavoli, una fila di piselli, ma un mix di queste piante, assieme a fiori ed altre piante. Il vantaggio sta nella capacità di questi vegetali di complementarsi, creando un sistema che si auto difende, senza la necessità di pesticidi.
Il laboratorio inizia con la descrizione dello spazio, per poi chiedere ad ognuno di noi di prendere una posizione, nel punto che più sente suo. A quel punto ci si identifica in una pianta. Una volta fatto Annalisa Rolfo, alla guida del laboratorio, ci ha portati a rielaborare quel luogo, cercando di farlo nostro attraverso movimenti e suoni. Prima in solitaria, poi in piccoli gruppi, per arrivare poi alla creazione di quella che è stata chiamata la “sinfonia del karma orto”, in cui Rinella Nebbia, altra intrecciata, ha guidato i vari gruppi gestendo gli strumenti musicali, che alla fine era composto da tutti i partecipanti.
Alla fine della sperimentazione, ognuno ha preso delle piante, per metterle all’interno dell’orto sinergico. Nel luogo che più preferiva, con poche indicazioni e senza vincoli. Nel mio caso, ho messo una piccolissima pianta di prezzemolo in mezzo a mastodontiche piante di zucchine. Chissà che accadrà nel corso dell’anno.

2st Lab - M.A.T.'importa?!

Dopo la serata di venerdì, in cui abbiamo goduto di una performance di Playback organizzata dall’Intrecciastorie (in cui venivano messi in scena i nostri “traguardi” personali), ci siamo coricati per iniziare il secondo laboratorio il sabato mattino, a cura di Isabella Biscaglia, basato sul Martial Arts Theatre, da lei in via di sviluppo.
Personalmente ero molto curioso di questo laboratorio. Danza, teatro ed arti marziali, sono tre arti in cui sempre più vedo punti comuni. Il laboratorio inizia con un massaggio di riattivazione in cui, a coppie di due, ci si prende cura con tocchi leggeri del corpo del proprio partner. A questo seguono tre figure base del Taijiquan (o Tai Chi Chuan), puramente tecnico (e finalmente ho pure capito che cosa fanno quelle persone che si muovono quando vado a correre nel parco dietro casa).
Alla parte di tecnica, è seguita una parte creativa. Ognuno doveva riprendere queste tre figure e renderle proprie. In altre parole, doveva riprendere questi movimenti ed interpretarli, dargli una nuova forma, aggiungere un suono, cambiare nello spazio. I risultati sono stati i più insaspettati. Da persone che mantenevano una base molto simile alle figure che Isabella ci aveva insegnato, per arrivare a racconti in cui i movimenti erano interpretati in modo molto personale. Personalmente, ho preferito quest’ultimo approccio, in cui le persone si sono cimentate in quelle che si potrebbero chiamare le “Taijiquan Stories”.
A questo è seguito uno degli esercizi della “via del guerriero”. A coppie di due, le persone definivano un punto di contatto con il polso e senza permettere che questo punto di contatto si perdesse, dovevano riuscire a portare il “nemico” (per me il mio parter era il super supremo malvagio dell’universo) nella vostra base.
E’ stato molto interessante vedere come la forza fisica fosse inutile, e come il definire cambi di peso (stendendosi per terra) o sollevando l’altro (sulla schiena, togliendo l’appoggio), fossero le soluzioni più funzionali.
Siamo poi passati alla “via del mago” in cui, sempre a coppie di due,  una persona aveva pieno controllo dell’altra con la sola imposizione della mano. Questo esercizio, in apparenza semplice, ha richiesto una forte attenzione all’ascolto. Era divertente guidare l’altra persona, farla cadere, saltare, roteare, ma era anche facile che a causa nostra si potesse fare del male. Viceversa, quando si era controllati, era importante seguire quella mano come se fosse una calamita. Una forte attenzione ai dettagli, è quello che mi ha colpito.
Il laboratorio si è concluso con una improvvisazione a due. L’unico elemento era che avevano una pistola e solo uno dei due poteva uscire dalla scena. Le scene più curiose sono esplose. Nel giro di scambio finale, il mio riassunto dell’esperienza, a sorpresa è ricaduto in “ascolto creativo”, in quanto quel sentire e giocare con i corpi, esplorando, apriva migliaia di nuove opportunità che do spesso per scontate.

3st Lab - ImprOvisto - l'arte dell'inciampo

Il sabato pomeriggio c’è stato il terzo laboratorio, a cura di Eugenio Galli docente di Teatribù (Milano), il quale mi ha colpito sia per la parte tecnica, ma ancor di più per le riflessioni che semplici esercizi di improvvisazione possano portare
Abbiamo iniziato con quello che posso chiamare “quadro crea”.
L’esercizio prevedeva la creazione di un quadro 3D immaginario, che ognuno di noi poteva creare con le sue mani. Al via, ognuno poteva pensare alla sua stanza, ad una città, ad una nave spaziale e crearla. Ad un certo punto, quando la voce guida avesse detto “cambio”, avremmo dovuto strappare la nostra tela immaginaria e creare un nuovo quadro. 
Molto interessanti i cambi di ritmo dell’esercizio, in quanto se si ha un tempo maggiore si corre il rischio di non avere nulla più da aggiungere (risolvibile aggiungendo dettagli, o allargando la visione del quadro), mentre se ce n’è troppo poco, si rischia di non avere il tempo di iniziare. E poi, non tutti volevano strappare la propria opera. Quello che mi ha colpito di più era la situazione di mancanza di tempo.
A volte mi ritrovavo bloccato, senza riuscire nemmeno ad iniziare (in 2, 3 secondi). Il suggerimento di Eugenio Galli, in quei casi, è stato di iniziare con un movimento casuale, che poi diventa un oggetto, invertendo il processo: non pensare, ma agire
A seguire il gioco del sette. Senza andare nel dettaglio, ogni volta che una persona sbagliava, invece di reagire come facciamo solitamente con “uhh”, “scusate”, “cavolo” ed incurvando il proprio corpo, doveva doveva urlare “Evviva!” e con lei, tutto il gruppo. Seppure sembri banale, non è stato poi così semplice. In molti minacciavano di applicare questo modus operandi in ufficio. Quanto vorrei sapere se qualcuno l’ha fatto.
La chiusura è avvenuta con l’improvvisazione di alcuni quadri di famiglia. Si dava un tema, come “famiglia dei super eroi” o “famiglia dei gatti” ed un gruppetto di persone doveva rappresentare un ruolo della famiglia, improvvisando. Ne seguiva poi una discussione.
Diversamente dagli altri laboratori, Eugenio ha poi voluto dedicare 15 minuti al significato della parola Imperfezione. [n.d.r. sono stati 30 minuti]
E’ stato interessante come in tanti dessero accezioni positive a tale termine, quando nella realtà è spesso un peso. Quello che mi è piaciuto, è stato scoprire l’etimologia della parola, che vuol dire “in divenire”, “non compiuto”. Dal mio punto di vista, ha cambiato totalmente la percezione di questo termine, che da etichetta, mi fa pensare a come una persona abbia tutta la vita, se lo vuole, per poter migliorare (aumentando o diminuendo) le proprie imperfezioni.


4rd Lab - Slumbapotralullà

La domenica mattina inizia con il laboratorio di Danza Movimento Terapia di Sara Leone ed Alice Orsolani, ultimo momento per rielaborare tutte le energie e le esperienze della residenziale in una danza liberatoria.
Il tutto inizia con un’esplorazione dello spazio con un movimento che ci permette un lento e dolce risveglio. A questo segue un gioco in cui ognuno dei partecipanti sceglie una parte del proprio corpo, la quale verrà utilizzata per “comunicare” attraverso un mix di movimenti ripetitivi e suoni (mani, gomiti, occhi, testa, spalle). Una volta riscaldato il corpo si prosegue con altri esercizi di movimento ed equilibrio.
Ad un certo punto nello spazio ci ritroviamo con delle stampe di immagini che rappresentano la perfezione. Da sculture come Amore e Psiche di Canova al Partenone. Ognuno di noi doveva avvicinarsi all’immagine che più lo rappresentava in quel momento. La doveva prendere e poi la doveva distruggere, per poi ricreare attraverso un collage una nuova opera. Imperfetta.
La difficoltà nel distruggere un qualcosa di perfetto è un esercizio che consiglio a tutti. Stimola un processo creativo che permette di rielaborare un concetto dato, inserendone uno proprio. Una sensazione di tristezza nel dover salutare la propria perfezione, di gioco per prendere in giro chi guarderà il proprio collage, di critica contro quello che solitamente ci troviamo a vedere.
E così si conclude anche l’ultimo laboratorio, che ha intrecciato una parte di danza con una di creazione creativa. Il tempo è sempre poco e mi è mancato il fatto di non aver sentito i pensieri che stavano dietro ad ogni opera, ma per quelli che più mi incuriosiscono, qualche domanda viene fatta dal resto del gruppo.


Conclusione

Da un punto di vista tecnico, il Rifugio degli Artisti può essere valutato in modo molto soggettivo in base alle esperienze personali, alle proprie aspettative e vari altri aspetti. E’ un incontro aperto a tutti, dai neofiti ai più esperti che vogliano esplorare nuovi concetti. Questa varietà va sempre interpretata, e non sempre è di semplice gestione, soprattutto per chi deve dirigere i laboratori.
Quello che è certo è che il mix di teatri, la cucina di Silvano Ilardo, la passione dell’organizzazione, le persone che partecipano, il falò che da anni ci riunisce il sabato notte, rimane una rara occasione di incontro e scambio. Credo il Rifugio degli Artisti si fondi sulla qualità dei laboratori, senza il quale non potrebbe esistere, ma vive anche della sua capacità di togliere quel pizzico di “inutilità” che spesso ci portiamo dietro, mettendo in campo una maggiore onestà.
E quando c’è questa onestà, il teatro si esalta.
Ci vediamo il prossimo anno.

Andrea Reginato

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