venerdì 4 marzo 2016

ARTADEMIA visita alla prima non scuola al mondo

ARTADEMIA
La visita alla scuola della voglia di vivere


“Dimmi ed io dimentico. Mostrami ed io ricordo. Coinvolgimi e io imparo”
- Benjamin Franklin

Artademia Squad. Da destra: Sara Leone, io che reggo
la gamba di Sonia Mozzoni con Eugenio Galli, Emanuele
Morandi ed uno studente di Artademia
Non si tratta nemmeno di una scuola alternativa con lezioni alternative: l'Artademia è proprio qualcosa di diverso. Silvia Pagani è il nome di riferimento, la Ken Robinson italiana che ha messo in piedi un progetto di inversione di rotta, sulla linea finlandese di modernizzazione della scuola.
Una scuola di passione, dove imparare è la normale conseguenza dell’attività svolta con piacere, un modo per imparare a gestire al meglio la realtà: la maggior parte delle attività è svolta all’aria aperta, senza voti per un critica più umana e meno statistica, esperienze immersive con l'obiettivo di rendere felice e forte lo studente. Studente del vivere.
L'obiettivo è quello di crescere studenti felici di vivere la loro vita, condizione per cui l'acquisizione di cultura è naturale conseguenza.

Un appuntamento per conoscere il metodo A.R.T.A. direttamente da Silvia Pagani sarà Il mondo sordo. Dall'intuizione al metodo martedi 15 Marzo alle ore 21.00 presso la sede di via Telesio 22 (max 20 partecipanti, iscrizioni a s.pagani@artamilano.it | 335 6895136)

Che cosa vuol dire Educare?

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità ad arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”
- A. Einstein

Artademia nasce da un'esperienza decennale con ragazzi principalmente delle scuole superiori definiti border-line o comunque difficili, se non "disturbati". Quello che il nocciolo di attuali educatori ha notato in anni è proprio l'inadeguatezza dell'intero sistema educativo attuale, che si concentra non solo sull'ottenimento di un risultato, ma che lo fa a scapito della persona stessa. Producendo questa fascia di giovanissimi che rifiuta tale sistema in modi più o meno distruttivi. Artademia è nata con l'intento di creare uno spazio per questi ragazzi che non scendono a compromessi: uno spazio per persone che non possono mettere da parte le proprie passioni ed interessi, uno spazio umano dove vivere e quindi imparare. Sì, anche la storia e la grammatica, ma con il corpo intero e fuori da un'aula. Senza compiti, ma con responsabilità e libertà d'azione: se si vogliono vedere i lupi bisogna imparare a notare le tracce nelle piante, saper cercare negli archivi per capire gli spostamenti dei branchi nel tempo, o anche capirne di meteorologia per organizzare il giorno dell'uscita, magari avendo usato la statistica per capire dove è più probabile incontrarli; e i graffiti diventano davvero sovversivi quando si conosce l'arte precedente, e quindi anche il contesto storico che le ha generate, con magari un pizzico di costume ed economia delle varie epoche. Non materie, ma ricerche attive, trasversali ed ampie, sicuramente in squadra.
Educare deriva da e-ducere, e significa tirare fuori. Non tenere dentro aule o mettere dentro nozioni. In questa epoca sotto-sopra Artademia chiede di mettere in cartella testa, cuore e pancia, necessari per fare molto movimento, attività sportiva, musicale, artistica, pratica, tecnica e tecnologica, ed uscite di ogni tipo: in teatri, osservatori, piazze, città italiane o estere, campus o per lavorare in campagna.

L'Open Day visto dagli Impertinenti
"Si può fare la rivoluzione senza fare chissà che cosa!" è una delle prime frasi di Silvia Pagani all'inizio dell'intervista che le abbiamo fatto dopo la presentazione della scuola nell'Open Day. "Senza pestare i piedi a nessuno [...] si può scegliere." La trasposizione della registrazione vocale non rende il tono della direttrice: mi è sembrato stesse sottolineando qualcosa di ovvio ma amaramente dimenticato dai più.
Gli insegnanti della scuola sono moltissimi, tutti inseriti nel mondo del lavoro che riversano nelle loro lezioni. Ad esempio nei numerosi corsi di studio troviamo Educazione al Risparmio, del consulente finanziario Maurizio Carelli, dove ai ragazzi è stato chiesto di fare la spesa partendo da un determinato budget, e le successive attività del corso di Educazione al Risparmio si sono svolte in base a quell'uscita. Oppure il corso .IT di Francesca Torrini è strutturato come i corsi di italiano per stranieri: partendo dal presupposto che lo studente nulla sappia dell'Italia si vanno a trattare non solo gli autori letterari, ma anche il loro contesto storico, la geografia, la visione politica, magari discutendo de "Il Principe" di Machiavelli iniziando a discutere sulla personale visione del Principe per ogni ragazzo, e solo poi sfidando la visione dell'illustre. Oppure studiando I Promessi Sposi in giro per Milano, o partendo dalla lingua volgare usata da Dante per ricercare i corrispettivi odierni al mercato. O ancora il corso AttivaMente di Matteo Vagli, dove la massima che corpo e mente siano la stessa cosa è alla base di un corso che mescola sport e psicologia: provare molti sport per approfondirne alcuni, perché una stoccata di scherma richiede le stesse qualità psichiche per portare avanti una propria idea. Ed il seguitissimo corso di Hacking dell'ingegnere Nicola Cescato, dove il problem solving è applicato anche al mondo materiale, e solo poi trasposto a quello informatico, che potrà svilupparsi addirittura verso la stessa domotica.
A.R.T.A. significa Attività Recupero Trattamento Autonomia. Ciò che una scuola dovrebbe fare ma che il sistema istituzionale ha smesso di fare dal dopo guerra. La domanda da cui è partita Silvia Pagani per costruire questo progetto è frutto dell'aumento di ragazzi con "disturbi dell'apprendimento" o che abbandonano gli studi "sono i ragazzi che sono sempre meno adatti, o è la scuola?". La rivoluzione copernicana dell'educazione è iniziata, e non senza difficoltà: abbiamo chiesto quali siano i costi di ARTAdemia, che è a tutti gli effetti una scuola privata. Non una scuola privata con costi esorbitanti, e questo grazie al fatto che buona parte della fase preparatoria è stata dedicata ad abbatterli. Cosa che continueranno a fare, compreso l'aumentare le borse di studio che pagano l'intera retta ai ragazzi di famiglie senza disponibilità economiche.
"I ragazzi devono tornare ad essere felici." frase che Silvia Pagani ha scandito dopo il discorso sull'eccessiva patologizzazione dei comportamenti adolescenziali. E dove una scuola del dopo-guerra dava basi teoriche a ragazzi che vivevano in un mondo pratico, oggi la scuola ha bisogno di essere pratica in un mondo sempre più teorico. Pratica anche nelle relazioni, vissute in una scuola dove non esistono banchi, lezioni frontali, classi pollaio o doveri: non è obbligatorio imparare, ma è una possibilità offerta e che, per via di questo e per come è offerta, i ragazzi si prendono. Viene concesso molto tempo libero, perché imparino ad appropriarsi di questo, in quanto importante come le attività nella ricerca delle proprie capacità, dell'autostima, delle buone relazioni e quindi della felicità.
Obiettivi nei quali si sono rispecchiati molti genitori e ragazzi sia milanesi che romani: Silvia Pagani nell'intervista ci ha raccontato del suo stupore nel ricevere tante richieste dalle due città, le più ricettive sulla missione del "recupero della passione", nello specifico per la fascia tra i 14 e i 26 anni. Sono le esperienze che rimangono in memoria, non le nozioni. Tu che sei arrivato a leggere fino a qua: quanto ti ricordi delle guerre puniche? E quanto di una delle gite/progetti/laboratori che avete fatto? E quanto di quell'argomento sul quale ti sei messo a discutere con il professore o i compagni?
Come diceva il nonno di Silvia Pagani "l'importante è far venire delle domande, non fornire delle risposte", creare motivi per muoversi ed esplorare: i programmi di studio vengono tirati spesso fuori dai ragazzi stessi, sulla base delle domande postegli nelle attività. E i programmi risultanti non coincidono sicuramente con quelli ministeriali, ma coprono aree molto più ampie e non connotate da bisogni o politica esterna al gruppo classe, ed in linea con la natura della persona e la società nella quale essa vive. Forse per questo i genitori e gli studenti che abbiamo incontrato all'Open Day erano meno stupiti di noi dall'esistenza di una simile realtà.

Va bene Artademia, ma dopo?
Certamente si avranno le idee più chiare sui propri interessi e le proprie rinvigorite forze, avendo passato diverso tempo in un ambiente che non chiama in causa la memoria di nozioni ma la persona e cosa questa sa/vuole fare. Artademia fornisce curriculum e sbocchi per altre realtà particolari ed altamente professionali, quale la Scuola 42 di Parigi, per geni informatici, o quelle 900 università sparse per il globo, quali Harvard, che non necessitano di un titolo di scuole superiori per entrare. Ma consente l'accesso anche a corsi specialistici o per istruttori sportivi, o danza terapia e musico terapia! E questi sono solo alcuni degli sbocchi possibili.
Vero che Artademia pare il tipo di scuola da augurare ad ogni ragazzo, eh? ; )

Isabella Biscaglia
(con nostalgia della -non-scuola)

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