giovedì 9 giugno 2016

Scrittura in Carcere: dopo il progetto appena concluso si prepara la versione estiva

# Scrittura in Carcere #
solo per Penne Libere, anche in estate


Il laboratorio di scrittura nella casa Circondariale di Imperia è terminato. Ma la scrittrice Genevieve Alberti e l'aperto e disponibile staff di educatori del carcere hanno già preparato una seconda sessione estiva, dopo aver tirato le positive fila del primo esperimento. Siamo di nuovo in prima linea nella documentazione di questo progetto che, da sociale, sta avendo anche risvolti davvero artistici.



IB - Genevieve, come è andata la sessione primaverile del progetto? Come si è sviluppato?
GA - Direi che il progetto di scrittura è andato bene, perché si è creato un bel legame con i ragazzi che, lunedì dopo lunedì per tre mesi, sono venuti a lezione da me facendo gruppo. Sfogandosi, lamentandosi, guardandosi dentro. Un percorso di analisi che abbiamo condiviso. Abbiamo condiviso la passione e l'esigenza di scrivere. Ognuno si è espresso liberamente, chi sotto forma di rap, canzone, racconto, lettera, aforisma. Con la collaborazione degli educatori li abbiamo candidati a due premi letterari, più che altro per motivarli.

IB - Perché la decisione di organizzare anche il progetto estivo?
GA - Il progetto segue l'anno scolastico, ma siccome si sono creati anche legami si continua quest'estate con un percorso di letture di tutte le letterature del mondo, perché ci sono parecchi stranieri interessati.

IB - Qualche aneddoto?
GA -Viene fuori tanta ironia, per esempio, ho fatto scrivere la prima volta una lettera. E un signore mi fa "Non posso scrivere a un amico, altrimenti mi danno associazione!". Questa è un'esperienza che mi sta dando tanto. La letteratura è dovunque.

IB - I prodotti sono più autobiografici o di fantasia? Cosa ti aspettavi all'inizio? E cosa hai trovato invece?
GA - Domande difficili.

IB - Sono impertinente lol
Genevieve Alberti
ed il suo ultimo libro Colazioni Surrealiste
GA - Tutto è autobiografico Isa, da quando l'uomo ha preso in mano un carboncino e ha disegnato il bisonte sulla parete della caverna. Ognuno parte da sé. Dalla sua vita. Dai suoi errori. Dai suoi amori. Dalla sua sofferenza. E comunica agli altri. Non possiamo esistere senza narrare. In carcere c'è un gergo, un linguaggio di strada. In presa diretta. Sono degli ottimi dialoghisti. Tarantino ci sballerebbe!

IB - Cosa interessa maggiormente i carcerati?
GA - I carcerati sono interessati a tutto, sport compreso. Si può parlare di tutto. Ti faccio un esempio: lunedì la guardia mi ha fatto i complimenti perché c'era silenzio, di solito fanno casino, e si è incuriosito dell'argomento. Avevo raccontato ai miei studenti le storie delle lettere scritte dai soldati della grande guerra. 4 miliardi di lettere sono state scritte. Un numero impressionante in un periodo di quasi totale analfabetismo... sono rimasti impressionati.

IB - Questi prodotti scritti verranno portati fuori dalle mura del carcere?
GA - Tieni conto che in carcere non c'è tecnologia. Per loro. Essere tagliati fuori, come morire virtualmente.  E qua ci colleghiamo al tema dello spettacolo... una parte (alcuni dialoghi) saranno scritti da loro.

IB - Perché non mi parli un po' dell'ipotesi/progetto spettacolo nel quale i carcerati metteranno la penna?
GA - Io e un gruppo di "vecchietti" e giovincelli stiamo facendo le prove per uno spettacolo che andrà in scena a novembre.  È un tentativo di dialogo tra generazioni, con in mezzo lo spartiacque della tecnologia. Non chiedermi altro perché come ogni Dramaturg sono superstiziosa. Tutto porta sfiga in teatro. Non fare l'Impertinente!

IB - Lo sono :D E per concludere: cosa giudichi importante in un laboratorio del genere?
GA - L'importante è divertirsi, portare un po' di ironia, leggerezza. Umanità. Curiosità.

Non serve andare lontano per trovare bei progetti sociali, e Scrittura in Carcere è fortunatamente uno dei numerosi esempi di zona.

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