martedì 6 dicembre 2016

reportage su DESTINI INCROCIATI - Terza rassegna nazionale teatro in carcere | parte 1

reportage Impertinente sulla terza rassegna nazionale teatro in carcere
15 ottobre - parte 1

Spettacoli, video proiezioni, laboratori, conferenze sul tema del teatro carcere visti dal Teatro Impertinente, invitato alla rassegna come membro dell'Associazione Agita (promozione del teatro educazione, nella scuola e nel sociale).
Reportage scritto da Elena Spadola

Treni cancellati, allerte meteo e passaggi all'alba per partecipare a questa importante rassegna pensata, organizzata, voluta dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, dal Ministero per i Beni, Attività Culturali e Turismo, dal Ministero della Giustizia, dalla Casa Circondariale Genova Marassi, dalla Casa Circondariale di Genova Pontedecimo, dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova.
Al coordinamento generale l'Associazione Culturale Teatro Necessario onlus e il Teatro dell'Ortica, due enti che nel panorama genovese e nazionale fanno ormai la parte del leone. La Direzione Artistica è stata di Ivana Conte (Ass. Agita), Vito Minoia (Presidente Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere), Valeria Ottolenghi (critica teatrale) e Gianfranco Pedullà.


Sabato 15 ottobre, Tavola Rotonda addetti ai lavori
Con ritardo giustificato dai binari che hanno sfidato le burrasche della notte appena trascorsa, ci raccogliamo nel foyer del Teatro della Corte (Teatro Stabile di Genova) per partecipare alla prima tavola rotonda della giornata, dal titolo Dentro e fuori: lo sguardo critico - le forme della creatività in carcere, dialogo con gli artisti a cura di Silvana Zanovello e Valeria Ottolenghi. I volti ci sono in gran parte sconosciuti ma ci illuminiamo nel riconoscere il professor Roberto Trovato, nostro storico prof di Drammaturgia ai tempi di scorribande in cui il Dams aveva ancora la sua sede imperiese.

Un gran numero di personalità che a vari livelli operano, lavorano, pensano e ripensano il mondo del teatro, il mondo del carcere e il mondo del teatro carcere: chi tiene laboratori rivolti ai detenuti e da anni collabora con i carceri cittadini (il Marassi, il carcere di Chiavari e il carcere di Pontedecimo), chi fa musica, chi ha attraversato le sbarre da attore e poi racconta la propria esperienza come Francesca, un'attrice, che interviene per sottolineare quanta importanza abbia creare un ponte tra i detenuti e la popolazione esterna, superando la barriera dei pregiudizi e delle negazioni. Chi sta dentro non è estraneo a chi sta fuori e viceversa, sono persone che hanno bisogno di una sigaretta e un sorriso come chiunque di noi.

Poi prende la parola Maria Milano, direttore del carcere Marassi. Racconta un episodio legato alla preparazione di uno spettacolo che ha coinvolto i suoi detenuti sul tema della genitorialità; rompe il discorso a causa della commozione. Le lacrime che mai ci saremmo aspettate in un ambiente del genere. Quando si ricompone aggiunge per la platea che le sta di fronte quanto il tutto abbia spinto la sua crescita personale emotiva. Questa signora bionda in trench e occhiali che dirige un grande carcere come quello di Marassi e si scompone in modo così umano ci fa sorridere e commentare: bè, si discosta dall'immagine rigida ed autoriataria del direttore di carcere... lei è l'esatto opposto: scoppia persino in lacrime!
alle prove con Gianfranco Pedullà
by Alessandro Botticelli

La scuola che si avvicina al carcere attraverso il teatro, due istituzioni per molti aspetti simili: per come sono organizzate creano un insieme che può essere paragonato a una comunità, con regole e compiti autonomi rispetto al cosiddetto mondo esterno. La professoressa Elisabetta Battista del Liceo Pertini, meglio conosciuto come scuola Diaz - ancora vive nella memoria di tutti il G8 di Genova 2001- racconta successi ed intenti dei laboratori scolastici di cui personalmente si occupa: riportare i giovani a teatro, scoraggiare l'abbandono scolastico, instaurare un dialogo tra scuola e polizia dopo i fatti del G8. Il Liceo Pertini, guidato dal Preside Alessandro Cavanna, si distingue per attività impegnate ed iniziative che aprono il mondo della scuola al mondo. Abbiamo avuto modo di intervistare i due, e prossimamente saranno online le interviste.

Massimo De Pascalis, Vice Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, riflette sul moltiplicarsi delle iniziative attorno al carcere che stanno andando sempre più verso un clima relazionale, abbandonando progressivamente la dimensione della conflittualità. Sottolinea quanto sia utile la fase di esecuzione penale se vissuta in virtù del creare di una Comunità penitenziaria socialmente riabilitante, il che comporta un cambiamento radicale dello spazio e del tempo, opponendosi al vecchio concetto che restringe tutto il campo ad una cella isolata e squallida. Insiste sul creare relazione: ascolto e rispetto come pilastri per permettere alle persone un riscatto e un nuovo modo di autodeterminarsi all'interno delle norme collettive. E chiude specificando che è un obbligo ripensare la struttura concettuale del carcere perché persino l'ordinamento penitenziario parla di una comunità carceraria.

Sabato 15 ottobre, "Uomo si nasce"
Interrompiamo le attività speculativo-intellettuali per traslare in massa al Teatro dell'Arca che si trova all'interno delle mura di cinta del carcere di Marassi: è in programma il primo spettacolo della giornata alle ore 12. "Uomo si nasce" uno spettacolo curato dall'Associazione Addentro/Sangue giusto che porta in scena i detenuti della Casa di Reclusione di Civitavecchia. Si tratta di un libero adattamento da un testo del '700, "I Masnadieri" di F. Schiller.
Una scena di "Uomo si nasce"
Briganti per ideali. Briganti per rabbia. Briganti per necessità. Briganti per gioco, per curiosità, per mancanza di prospettive. I briganti marciano per la libertà.
Una scena essenziale e spoglia, attori in veste d'epoca settecentesca si muovono su un palco nella penombra che ricorda l'isolamento di una cella, sovrastati da pali in legno che fanno pensare a forche e assi modulabili in relazione agli sviluppi della trama, ora panche, ora tavoli, fino a comporre una croce. Un destino segnato da una sofferenza, perché uomini si nasce, briganti si muore.

Accedere al Teatro dell'Arca vale da sola come esperienza perché come ho specificato si trova nell'intercinta del carcere di Marassi, perciò l'ingresso del pubblico è controllato dalle guardie carcerarie: esibizione del documento di identità, perquisizione delle borse e metal detector. Tuttavia il tutto si svolge con naturalezza e cortesia, come se fosse normale e tutto questo mi dà l'impressione di attraversare realmente il ponte tra chi sta dentro e chi sta fuori. Siamo per davvero in comunicazione, non siamo separati se qui possiamo entrare.

Il miracolo dell'Arca - Oltre le divisioni - parola a Vito Minoia
"Il 5 maggio 2016 si compie un piccolo miracolo. Si inaugura il Teatro dell'Arca nella Casa Circondariale di Genova - Marassi. Un risultato ottenuto da Teatro Necessario Onlus, che ha saputo dare corpo negli anni a progetti di formazione professionale rivolti a detenuti, costruendo delle opportunità e favorendo veri e propri "progetti di vita". Mirella, Sandro, Carlo e tutti i loro collaboratori sono riusciti a coronare un bel sogno: offrire alla città di Genova un nuovo spazio teatrale in grado di favorire nuovi legami moltiplicando le interazioni sociali orientate a promuovere processi di inclusione sociale."- le parole di Vito Minoia, studioso di teatro educativo inclusivo all'Università di Urbino e Presidente Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere.

Elena Spadola

Prossimamente le interviste a
Elisabetta Battista ed Alessandro Cavanna

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