lunedì 12 dicembre 2016

reportage su DESTINI INCROCIATI - Terza rassegna nazionale teatro in carcere | parte 2

reportage Impertinente sulla terza rassegna nazionale teatro in carcere


15 ottobre - parte 2


Spettacoli, video proiezioni, laboratori, conferenze sul tema del teatro carcere visti dal Teatro Impertinente, invitato alla rassegna come membro dell'Associazione Agita (promozione del teatro educazione, nella scuola e nel sociale).
Reportage scritto da Elena Spadola

Tavola Rotonda addetti ai lavori
Si apre il pomeriggio e si prosegue sulle riflessioni attorno al teatro in carcere partendo da un dato di fatto: sempre più esempi di teatro carcere trovano posto all'interno delle programmazioni dei teatri stabili, una relazione alla ribalta. Una relazione che fa nascere nuovi interrogativi. La critica Silvana Zanovello getta una manciata di interrogativi sulla platea: dato che il teatro carcere entra in dialogo con la società abbiamo gli strumenti giusti per fruire questo evento? Se questo genere di spettacoli entra nei cartelloni istituzionali e nei festival, possiamo fermarci al buonismo? Questi spettacoli hanno valenza artistica? La mistica dell'esperienza intensa mista a un che di decadente può bastare? In che relazione si pone con il professionismo teatrale?

Marina, portavoce del Teatro della Tosse, fornisce una sua visione delle cose. Il Teatro della Tosse fino a questo momento ha ospitato 12 spettacoli di teatro carcere. Ciò che è interessante è cosa provoca nel pubblico vedere dei detenuti in scena. Vale come momento di restituzione alla società, perciò il valore sociale è più alto di quello artistico.
Salvatore Striano nel monologo
Salvatore Striano, ex-detenuto ora attore professionista, che all'interno della rassegna porta in scena "Monologo di Salvatore Striano" da "La tempesta" di Shakespeare, animatamente e passionalmente sostiene "ti deve piangere il cuore e poi puoi fare arte".
A proposito dell'intrecciarsi di teatro carcere con i cartelloni degli stabili, interviene a ribadire il discorso Vincenzo Scutellà del carcere minorile Beccaria di Milano, che insieme alla compagna Lisa ha fondato la Compagnia DentroFuori con cui per la seconda volta sono in stagione al Piccolo Teatro di Milano.

Prende poi la parola il Sindaco di Borgio Verezzi, sede dell'omonima e grandissima rassegna teatrale, Renato D'Aquino, per riportare alla memoria alcuni spettacoli teatro carcere ospitati all'interno del Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Una macchina ben oliata che funziona per il successo, e che ha integrato al festival spettacoli di teatro carcere non per la loro origine ma per la qualità altissima che talvolta raggiungono.
La rappresentante della Compagnia Voci Erranti del carcere di Saluzzo, Grazia Oggero, e Laura Sicignano del Teatro Cargo ed attrice e operatrice presso il carcere di Genova Pontedecimo, parlano delle proprie esperienze: la prima caricando l'aspetto emotivo nel vedere ritornare tanti ex detenuti a lavorare con la compagnia, e la seconda riporta lo sconvolgimento nel lavorare con detenute donne sul tema del dopo, ovvero com'è la vita dopo la cella.

Sandro Baldacci durante delle prove
"Una struttura reclusoria crea una straordinaria forma di energia e passione", commenta così Marco Sciaccaluga, regista di rilievo e consulente artistico per il Teatro Stabile di Genova. Mentre il Professor Roberto Trovato, nostra vecchia conoscenza, invita a dimenticarci dell'atteggiamento pietistico e buonistico, definendo il teatro carcere come un'occasione di rielaborazione emotiva molto forte. E poi dirotta sulla relazione tra carcere e università, che per alcuni anni ha dato grandi risultati grazie all'esperienza del Dams. Udite, udite, Trovato cita una testimonianza dell'ormai ex studente Emanuele Morandi, che lavorò come attore-studente insieme ad attori-detenuti in alcuni spettacoli di Sandro Baldacci del Teatro Necessario, da noi intervistato a Destini Incrociati. Non ricordo la testimonianza, ma sentire citare il motore del Teatro Impertinente all'interno di una rassegna nazionale, mi ha dato una scossa elettrica.

"Il teatro è necessario perché è un'opportunità per sentirsi importanti." - testimonianza di un detenuto raccolta in un laboratorio del Teatro Necessario
Elena Spadola

Prossimamente l'intervista a Sandro Baldacci

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