martedì 31 gennaio 2017

reportage DESTINI INCROCIATI - Terza Rassegna Nazionale Teatro Carcere, parte 3

DESTINI INCROCIATI, la terza parte del reportage Impertinente  

Sguardi sulla Terza Rassegna Nazionale Teatro in Carcere

Domenica 16 Ottobre 
Dopo le prime due puntate di resoconto sulla Rassegna, più una recensione, quella sullo spettacolo Amunì, pubblichiamo la conclusione del reportage Impertinente.

Titoli per la domenica mattina, "Teatro in carcere: quali bisogni e quali prospettive?". La gran tavola rotonda presso la Sala Munizioniere di Palazzo Ducale apre il sipario sui direttori (donne!) Maria Milano e Isabella De Gennaro, in dialogo con l'ex assessore Milò Bertolotto per costruire una rete di riflessioni, di botta e risposta, di suggestioni utili a delineare lo stato dei lavori attorno alla grande sfida rieducativa che è il Teatro Carcere.

Maria Milano, attuale direttore del Carcere Marassi e precedentemente a Chiavari e Pontedecimo, riconosce che il teatro pur coinvolgendo poche unità all'interno dell'istuzione carceraria ha comunque riflessi positivi sugli altri. Il teatro entra a far parte della composizione atmosferica di un luogo e da lì non va più via, almeno finché c'è qualcuno che lo esercita credendoci.
Gianfranco Pedullà durante delle prove in carcere
foto by Alessandro Botticelli
Il Teatro dell'Arca che nasce all'interno della cinta muraria del Marassi è la prova che qualcuno che ci crede esiste; non solo è a disposizione di detenuti e operatori ma anche della cittadinanza. Funge da esperienza ponte tra il dentro il carcere e il fuori carcere, allargando il panorama delle cose possibili. Come sostiene Isabella De Gennaro, direttore del carcere femminile di Pontedecimo, il carcere non può essere il solo ad occuparsi delle parti malate della società. Infatti non lo fa da solo se nel carcere di Pontedecimo oltre ai Laboratori teatrali curati dal Teatro dell'Ortica, esistono laboratori artigianali con un occhio alla ecosostenibilità. Un esempio di economia carceraria e di creatività è rappresentato da Creazioni al fresco, la sartoria in carcere. Un laboratorio interno al carcere, un locale esterno e nientemeno che uno store in vico Angeli a Genova: "La formica e lo spaventapasseri" vende i prodotti e il ricavato torna a chi ha lavorato!
Così come la realtà del carcere non deve rimanere chiusa in se stessa allo stesso modo la scuola. Si esprime così il preside del Liceo Pertini di Genova ( nota ai più come Scuola Diaz), che insieme alla Professoressa Elisabetta Battista collaborano attivamente con la Compagnia degli Scatenati. Detenuti incontrano studenti, una grande espressione di globalità.
 Il teatro insegnante di responsabilità, è questa la visione del Professor Benedetto Montanari dell' Istituto Ruffini di Genova, il quale invoca la presenza di professionisti e non di chi si improvvisa operatore teatrale. La formazione rivolta a operatori in carcere è sicuramente un ineludibile passaggio, è a questo proposito che Vito Minoia, direttore artistico della Rassegna e direttore della rivista "Teatri della Diversità", annuncia la partenza in Toscana di un nuovo ciclo di formazione per operatori.
Massimo Di Bisceglie, Commissario di Polizia Penitenziaria del Carcere di Marassi, riceve i complimenti per l'operato da Milò Bertolotto e racconta la vita del personale carcerario sempre a stretto contatto con i detenuti e precisa che il fine per il quale operano è la rieducazione e il reinserimento sociale. Noi siamo una comunità e al centro di essa sta la relazione tra detenuti e personale. Le competenze relazionali del personale sono attualmente la via preferenziale verso il miglioramento dell' Istituzione. Un intervento molto interessante e soprattutto molto sentito. Tanti, tanti applausi e moti di commozione. E la parola passa a una personalità forte e appassionata: l'avvocato Alessandra Ballerini. Il miracolo del teatro sta nel resitutire la prospettiva. Il carcere te la toglie e il teatro te la restituisce insieme alla dignità. Perciò occupiamoci di queste persone perché occupandoci di loro ci occupiamo noi, di tutto l'insieme della società. 
L'arte salva le persone perché dà strade nuove da percorrere. Così la pensa l'attore Salvatore Striano, commosso e concitato, autore del libro che presenta a conclusione della tavola rotonda: "La tempesta di Sasà".
Il teatro geneticamente crea il futuro. Si tratta di un codice che apre narrazioni verso il futuro, individuali e collettive. Perciò la qualità del teatro va salvaguardata. Gianfranco Pedullà chiude con queste parole, lasciando il posto alla presentazione di due libri colmi di significato per storie, esperienze che vedono intrecciati la vita, il teatro e il carcere.


Salvatore Striano
"LA TEMPESTA DI SASà", di Salvatore Striano

"Siamo stati gettati a riva dal destino
per recitare un dramma di cui
il passato è il prologo"
- Antonio ne La Tempesta


Chi si perde per poi ritrovarsi. Guerra, sangue, pistole, cocaina e solo 14 anni. Salvatore era leader dei Teste Matte, una banda di ragazzi terribili. Una banda di camorristi in erba. Una vita che intreccia strada e sangue per poi arrivare al carcere non ancora compiuti trentanni. Un declino irragionevole fino al punto più buio e profondo, dove però si trova un'apertura: l'incontro con l'arte, con il misterioso mondo della parola scritta, lo travolge e gli sconvolge la vita. Sasà non è più quello che era, l'incontro con Shakespeare lo ha cambiato per sempre e gli ha lasciato vedere nuove strade. Una testimonianza passionale sull'arte che come una magia può cambiare la vita delle persone.





"SCATENATI, DIECI ANNI DI TEATRO NECESSARIO IN CARCERE", di Eliana Quattrini

A tutti gli scatenati.
Sandro Baldacci durante delle prove in carcere
L'Associazione Teatro Necessario celebra dieci anni di attività e incarica Eliana Quattrini della stesura di questo volume che racchiude le persone e le voci di Teatro Necessario, protagoniste anche all'interno della Rassegna Destini Incrociati: Mirella Cannata, Presidente dell'Associazione Teatro Necessario, Carlo Imparato, Vice Presidente, Sandro Baldacci, regista e direttore artistico Teatro Necessario, Salvatore Mazzeo, Direttore del Marassi fino al 2015, Maria Milano, Direttore del Marassi, Moni Ovadia, scrittore e drammaturgo, Vito Minoia, studioso di teatro educativo inclusivo all'Università di Urbino e Presidente del Coordinamento Nazionale Teatro Carcere.

Le parole del Presidente di Teatro Necessario, Mirella Cannata
Scatenati, dieci anni di teatro necessario in carcere:
9 spettacoli realizzati, oltre 200 detenuti coinvolti, circa 30.000 spettatori, numerosi corsi di formazione nei mestieri dello spettacolo e un vero e proprio teatro, il Teatro dell’Arca, interamente costruito, ex-novo, nell’intercinta del carcere di Marassi.
Come non essere orgogliosi, riconoscenti e nello stesso tempo increduli per un risultato che nessuno di noi avrebbe mai osato immaginare?
Fin dal primo laboratorio teatrale ci siamo resi conto che il teatro non era soltanto utile al carcere bensì “necessario”, perché il detenuto attraverso il teatro vive la possibilità di formarsi un’identità positiva, di scoprire nuove potenzialità, di sviluppare il livello di autostima, il senso di responsabilità e di sperimentare, attraverso la “bellezza” dell’esperienza, una nuova percezione di sé che gli viene confermata positivamente dagli applausi del pubblico.
Ma, allo stesso modo, ci siamo resi conto che anche il carcere era necessario al teatro perché l’attore detenuto, a differenza del professionista, mette in gioco, con il proprio corpo e la propria voce, emozioni autenticamente vissute e non il risultato di competenze tecniche e professionali acquisite, provocando perfino negli attori veri il bisogno di rimettersi in dubbio.
Dedicato a tutti gli Scatenati, a loro che non pretendiamo di “salvare” ma di riconoscere come uomini, prima che come persone che hanno commesso un reato, con l’augurio che il teatro possa costituire, almeno in parte, una forma di riscatto.

Elena Spadola

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