martedì 18 aprile 2017

reportage dell'esperienza al DIVADLO BEZ DOMOVA

DIVADLO BEZ DOMOVA
Teatro che potrebbe rimanere davvero senza casa

24 persone provenienti da vari stati europei e contesti vivono una settimana sperimentando insieme le tecniche del Divadlo Bez Domova per i laboratori teatrali con i senzatetto di Bratislava.
Il quinto giorno passano nella sala alcuni assessori, con freddezza e fastidio ascoltano 24 persone che chiedono loro nei più diversi inglesi di non togliere quello spazio ad una realtà tanto prolifica. "Vogliamo tornare in questa casa." dicono in 24.
Con freddezza e fastidio gli assessori vanno via.
- report di Isabella Biscaglia Giancola

In mezzo: Patrik che ci organizza per Kuca - Paca
Questa avventura, targata Erasmus+, è stata progettata dal magico quartetto del Divadlo Bez Domova: Patrik Krebs, leader e "pastore", colui che più ci ha formati durante la settimana; Ursula Kovalyk, meno coinvolta durante la settimana, ma abbastanza per capire quanto questa donna sia di una potenza morale inaudita; Tomas Kubis, designer e grafico dell'organizzazione, per noi una presenza salda e rassicurante; Madlen Komarova, colei che si è fatta carico maggiormente della progettazione con Erasums+ per la settimana "Le Infinite Possibilità di Inclusione" e simili progetti precedenti (e successivi).

24 partecipanti provenienti da Lanzarote, Portogallo, Turchia, Ungheria, Italia, Norvegia (ma uno era africano), Grecia, Polonia (ma uno era italiano), Repubblica Ceca e, naturalmente Slovacchia. Per l'italia siamo state selezionate io e l'educatrice Valentina Tricerri di Arci Genova, con la quale ci siamo conosciute il giorno prima della partenza (e nessuno dei partecipanti ci credeva).
Dal 22 al 29 gennaio 2017 abbiamo potuto sperimentare il metodo particolare di lavoro che il Divadlo Bez Domova ha sviluppato negli anni con i senzatetto, ed abbiamo anche avuto modo di fare molti scambi con alcune delle altre realtà partecipanti, provenienti da tutta Europa. Ne parleremo nelle prossime uscite, occupandoci oggi del teatro che ci ha ospitati e magistralmente organizzato una intensa e rilassata settimana.


Divadlo Bez Domova è una organizzazione no-profit che lavora con persone di fascia debole: diversamente abili, siano essi di tipo psichico o fisico. E soprattutto lavora con una fascia particolare: quella dei senzatetto.
Nel far interagire persone dalle più disparate provenienze sociali e geografiche, il Divadlo Bez Domova cerca di sviluppare i loro talenti, nel percorso che porta al ritrovamento di se stessi ed alla performance finale. Se si tratta poi di lavorare in gruppi dove sono presenti senzatetto non è facile: sono un insieme di tutte le possibili fasce deboli, con le loro pesanti storie, necessità, scoramenti e depressioni più spesso di desideri, ed anche le espressioni di volontà sono spesso mal canalizzate e distruttive.
Il particolare metodo di lavoro, e vita, sviluppato con questa fascia sociale ha però permesso a Divadlo Bez Domova di realizzare molte performance, dando un nuovo canale di espressione, uno scopo ed un rifugio fisico e psichico a queste persone, alcune delle quali hanno poi ritrovato il modo di reinserirsi nella società. L'esperienza di tale realtà è talmente assodata che Patrik Krebs, Ursula Kovalyk, Tomas Kubik e Madlen Komarova, le quattro figure principali del Divadlo Bez Domova, sono giunti già alla decima edizione di ERROR: il festival teatrale dei senzatetto.

il ruolo del Divadlo Bez Domova in

Progetto biennale (2015/2017) MEDART sta per "Methods of Education for Disadvantaged Adults Rooted in Theatre", e significa "Metodi di Educazione fondati nel Teatro, per Adulti Svantaggiati". Il programma MEDART coinvolge 7 importanti centri teatrali sparsi per tutta europa, i quali hanno ognuno compito di stilare una parte di questo metodo di lavoro: il Divadlo Bez Domova, data la sua specializzazione nel lavoro con i senzatetto si è preso questo incarico, e la settimana di lavoro con 24 persone da tutta europa su tale tema è una delle ultime fasi della loro parte di progetto.
Io e Valentina, conosciuteci il 21, abbiamo provato sulla nostra pelle per quella settimana la bozza finale di questo nuovo pezzo di storia teatrale, di questa parte del Teatro dell'Oppresso che aggiunge capitoli alla terza riforma teatrale. Principalmente abbiamo lavorato e vissuto con 3 particolari modalità strutturate per il lavoro e la vita con senzatetto, ed un pomeriggio abbiamo anche sperimentato con loro, prima di vederli in scena con la loro ultima performance.
Abbiamo visto, sentito e sperimentato sulla nostra pelle come il metodo di Divadlo Bez Domova funzioni, ci hanno raccontato come lo abbiano affinato in anni, su quali errori abbiano costruito i tre cardini del metodo, su come ERROR sia stato importante come banco di prova e sfida, anche più che i nostri occhi, gli occhi del mondo, ad osservare per una sera gli ultimi cittadini di Bratislava in scena per noi.

Ed il nostro ruolo di partecipanti

Tante pause caffè. E belle lunghe. Solo verso il terzo giorno ci hanno rivelato come il rito del caffè sia parte del metodo, come i tempi rilassati (ma comunque precisi e metodici) siano parte del metodo.
Non abbiamo mai corso (ok, solo nel turno di pulizia ed allestimento mattutino della sala), abbiamo sempre iniziato in orario ma sempre avuto molto tempo per parlare fra noi, scambiarci idee, scriverci, appianare i vari accenti e livelli di inglese.
Da destra: Patrik, Madlen, Ursula, Tomas.
Una giornata intera è stata poi dedicata allo scambio fra realtà: un Open Space che Patrik e Tomas hanno aiutato ad organizzare, e del quale poi abbiamo beneficiato tutti sperimentando, ormai al quinto giorno, con quelle persone a fianco delle quali avevamo imparato e discusso del Teatro dell'Oppresso e del teatro in genere, con le quali abbiamo fatto conoscenza prima di entrare in contatto con i senzatetto, esercitarci e confrontarci con loro, prima di tornare a studiare il metodo che aveva trasformato delle ombre a bordo strada in una squadra teatrale tanto acuta.
Non eravamo solo partecipanti, fruitori e sperimentatori di teorie e tecniche spiegateci o fatteci agire dalle nostre 4 guide, ma noi partecipanti eravamo materiale stesso dello stage. Parte viva e attiva di MedArt, della vita di quei senzatetto, del Divadlo Bez Domova. Ci hanno perfino lasciato un pomeriggio completamente libero, quando ormai il concetto che parte dello stage fossimo noi era ben chiaro. Sono stata turca per un pomeriggio, e mai così europea.
I giorni che studiavamo come evitare il burn out, come applicare il metodo del Divadlo Bez Domova e lo sperimentavamo, sono stati giorni segnati da questa piacevole sensazione di fondo, maturata con scambi di opinioni, scontri, domande, chiarimenti e tanta sana volontà di ricerca.

I punti cardine con i senzatetto

SOFT JOINT
Il concetto per cui un qualsiasi tipo di percorso o lavoro può essere svolto senza intoppi derivati dall'aggiungersi o andare via di elementi. Questo è fondamentale in un ambiente di lavoro come è quello dei senzatetti, altamente a rischio.

RITUALE DEL CAFFè
Come già sopra descritto: pause di condivisione, davanti a qualcosa di caldo ed un po' di zuccheri.

RITMO e TEMPO
Importantissimi sono stati i riscaldamenti musicali liberi: iniziavamo sempre, dopo una mezzoretta di condivisione sui giorni precedenti, prendendo ognuno uno strumento tra i più strani ed accordandoci alla naturale melodia che andava creandosi. Questo sincronizzava in fretta il gruppo, concentrandolo.

ASCENSORE
Il tirare fuori, in modo più o meno palese, esperienze personali da riversare nelle performance. Questo accade prima o poi in modo naturale, se si lavora bene, ed è importantissimo per i senzatetto, che riacquistano e rielaborano una propria identità.

Tutti: noi 24, staff del Divadlo Bez Domova e gli attori senzatetto
o diversamente abili del Divadlo Bez Domova,
Manca solo Patrik, che scattava la foto.
I punti cardine con il governo. Punti cardine che non ci sono.

24 persone provenienti da vari stati europei e contesti vivono una settimana sperimentando insieme le tecniche del Divadlo Bez Domova per i laboratori teatrali con i senzatetto di Bratislava.
Il quinto giorno passano nella sala alcuni assessori, con freddezza e fastidio ascoltano 24 persone che chiedono loro nei più diversi inglesi di non togliere quello spazio ad una realtà tanto prolifica. "Vogliamo tornare in questa casa." dicono in 24.
Con freddezza e fastidio gli assessori vanno via.
Una storia decennale, risultati assodati, una stagione teatrale ricca e di grande rilevanza sociale, praticamente un servizio pubblico creato da una organizzazione non governativa che ha, oltretutto rimesso a nuovo da sola un'ala di uno dei più importanti edifici storici della capitale.
Ma le elezioni sono vicine, e quell'edificio rimesso in sesto fa gola.
Il "Teatro senza Casa" potrebbe diventare tale, prima che noi ci si possa tornare per la seconda parte dell'avventura.

Oppure torneremo comunque. E staremo in strada.

Isabella Biscaglia Giancola



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