martedì 25 aprile 2017

Valentina Tricerri dell'Ufficio Infanzia ed Adolescenza dell'Arci di Genova

Inaspettata compagnia di viaggio
Valentina Tricerri di Arci Genova

Alcune foto della settimana a Bratislava
Valentina Tricerri, educatrice, da dieci anni lavora presso l'Ufficio Infanzia e Adolescenza dell'Arci di Genova.
L'ufficio lavora con bambini e ragazzi utilizzando alcune metodologie teatrali e di laboratorio creativo, e negli ultimi anni ha integrato con i mezzi espressivi del Teatro dell'Oppresso, un tipo di formazione che applica sia ai ragazzi del Servizio Civile sia più genericamente in ambito socioeducativo.
Nel suo curriculum teatro e danza contemporanea sono i due assi portanti insieme alla sensibilità per le arti figurative ed il colore e per la letteratura per l'infanzia, il tutto entrato a far parte del suo metodo di lavoro, perché l'arte dev'essere un medium per educare all'espressione e all'espressività.

I giorni a Bratislava cominciano con una scia di stelle, come dice lei, una benedizione. All'accoglienza dei partecipanti ci hanno pensato le carte di Dixit, che rappresentano immagini oniriche, fantastiche, variopinte e molto evocative, attraverso le quali si possono raccontare storie più o meno immaginarie. Ognuno è stato invitato a scegliere una carta che spiegasse il motivo per cui è arrivato fino a lì, nella capitale della Slovacchia, ed in che stato si sentiva. Valentina ha scelto la carta delle stelle per motivare quell'esserci.
"Professionalmente e umanamente un'esperienza forte, densa e intensa." Così Valentina descrive la settimana sottotitolata "Le infinite possibilità dell'Inclusione" che ha coinvolto altre ventitré persone provenienti da tutta Europa. "Una settimana in cui ho visto la verità." dice.
"Un tuffo nel teatro degli emarginati, infatti il gruppo di lavoro è costituito da persone e operatori che con passione si dedicano agli ultimi, agli emarginati, ai dispersi." Valentina e gli altri educatori hanno sperimentato in prima persona cosa vuol dire lavorare con i senza casa, vivendo una trasformazione interiore molto intensa.
"Durante quei giorni è stato possibile ricavare del tempo per scambiare e condividere esperienze artistiche e tecniche di lavoro, un'autoformazione ben riuscita partendo da un gruppo molto eterogeneo per età, formazione, paese ed esperienze. L'utilizzo del corpo senza la parola, esperimenti con le capacità espressive delle marionette, le danze greche, la fisioterapia. C'è chi opera in carcere in Polonia, o chi con i ragazzi come il Teatro Poetico di Sagome e Luci, ci sono i ragazzi  ungheresi del Teatro dell'Oppresso." Ci sono poi educatrici creative come Valentina ed Isabella Biscaglia Giancola che arrivano dalla Liguria e si occupano principalmente di adolescenti, ognuna a suo modo. 24 persone così diverse ma ugualmente arricchite dalla condivisione del lavoro teatrale per utilizzare coscientemente il metodo di inclusione.
Sulla destra, Valentina Tricerri all'inizio della formazione europea
sul Teatro dell'Oppresso, nella forma del Forum Theatre
Valentina continua a raccontare. "I formatori sono stati onesti, chiari e aperti sul perché operano e come operano. Soprattutto fanno esattamente quello che dicono. Ascoltano, si aprono al dialogo pur non perdendo di vista il focus. Ho vissuto fiducia e leggerezza in quelle giornate di formazione. Ho appreso tecniche e al tempo stesso vivendo rivolgimenti interiori. Un planare dall'alto sulle cose per poi tuffarsi e risalire."
Chiedo a Valentina come vede il futuro dopo le folgorazioni di Bratislava. Risponde che continuerà a formare i ragazzi del Servizio Civile e si occuperà dei ragazzi di periferia partendo dall'entrare in contatto con il proprio corpo perché ce n'è gran bisogno. Il teatro è lo strumento per rompere gli schemi e trovare sempre qualcosa che non ti aspetti, sperimentando e contaminando. Il virus teatrale è un contagio che fa bene, non vacciniamoci!

Elena Spadola


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