martedì 25 luglio 2017

Sport e coscienza, il libro di Andrea Boggione: "Nick Harley - Tempi di recupero"

Intervista Impertinente ad Andrea Boggione
Nick Harley- tempi di recupero
Sabato 1 luglio presso ArteCafè di Imperia.

"Nick Harley, capitano dei Warriors, è uno stimato campione di football americano. A un passo dal Super Bowl, però, la strada del quarterback vira bruscamente, in seguito a un brutto infortunio al ginocchio. Nelle settimane che lo separano dall'importante match, il fuoriclasse dovrà fare i conti anche con una profonda crisi di coscienza, che porterà Nick a ripercorrere i momenti più significativi della sua vita privata e professionale."

C'è un bar a Imperia che da tempo ormai è il nostro ritrovo Impertinente, si può dire un luogo di incontro e di riunione. Lì stabiliamo le nostre linee lavorative ed esistenziali, ci prendiamo una pausa meditativa insieme a un buon caffè e poi capita anche che Francesco, il titolare dell'ArteCafè, ospiti la presentazione di libri di scrittori locali, a volte giovani, come nel caso di sabato 1 luglio. Alle 18,30 in via Don Abbo sedie e tavolini, microfono, libri autografati e aperitivi. Un po' di estate letteraria si assapora con la presentazione di "Nick Harley. Tempi di recupero" edito da Augh!, dell'autore imperiese trentaduenne Andrea Boggione.

Andrea è nato a Sanremo nel 1985, dopo il diploma ha vissuto tra le Canarie e Barcellona. Oggi lavora all'Enel e scrive. Ha esordito nel 2015 con il romanzo Michael Livingstone (Watson Edizioni).
Prima della presentazione mi ritaglio un po' di tempo con Andrea per porgli qualche domanda impertinente. Per inciso questo scrittore e papà di due bambine era il compagno di banco del mio attuale compagno di vita. Insomma ci sono linee immaginarie che non si spezzano mai che ti legano anche a chi non conosci.

Andrea Boggione scrive dediche all'Arte Cafè
Che cosa hai voluto comunicare e a chi?
Nulla di specifico, è un libro di intrattenimento. L'obiettivo è far passare del tempo lieto senza pretese.

Che cos'è lo scrivere per te?
Un sacrificio. Un sacrificio che mi obbliga alla solitudine, per scrivere devo stare solo lontano da tutti e pensare molto. Se non scrivo però mi sembra che mi manchi qualcosa. Quando sto lavorando a un libro anche quando sono in mezzo alla gente resto concentrato sui miei personaggi e penso a loro. Mia moglie mi farà trovare le valigie fuori dalla porta prima o poi.

Cos'è per te "sacro"?
Credere di poter creare dei personaggi, a metà tra sentirsi Dio e sentirsi Frankestein.

Qual è stato l'errore che ti ha permesso di volare?
Andare via dall'Italia quando avevo vent'anni, senza esperienza, senza lavoro, senza soldi, senza sapere la lingua. Sono andato alle Canarie e ci sono rimasto dieci anni. Lì potevo contare soltanto su di me, non c'erano mamma e papà a proteggermi le spalle. Me la sono cavata con le mie sole forze e questo mi ha maturato rapidamente: da ragazzino ad adulto. Partire come ho fatto io è un'esperienza che consiglio a tutti di fare.

C'è qualcosa che vorresti si sapesse?
Vorrei dire che se in una città piccola come quella in cui viviamo ci fosse più collaborazione tra quanti fanno musica, teatro, film, libri tutti ne trarrebbero vantaggio. Invece per ora vedo gelosie e invidie e attenzione solo a se stessi e ai propri interessi individuali.

Durante la presentazione ufficiale con microfoni e pubblico Fulvio Venturi chiede al nostro giovane scrittore se ha un sogno nel cassetto e se c'è, qual è.
Vedere un giorno le trame dei miei romanzi sul grande schermo.

Ecco, io gli auguro che dal cassetto tutte le parole delle sue storie si trasferiscano su uno schermo.

Elena Spadola
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