martedì 27 marzo 2018

Dal sito "La ricerca": i giochi di ruolo possono renderci più umani

Articolo di Donata Cucchi, 27 giugno 2017

A Bologna la Chaos League, un collettivo di artisti e scrittori, organizza da vent’anni giochi di ruolo dal vivo molto coinvolgenti, in cui la componente etica ha un ruolo importante.

«New Atlantis International Run», 28 aprile-1 maggio 2017. Photo Daniele Bergonzi
Ti chiami Greta, mettiamo. O sei Carla? Di sicuro sei qui. Hai tre litri d’acqua a disposizione ogni giorno per tutto – bere, lavarti, pulire, cucinare. Sei sopravvissuta a un disastro idrico e ora ti trovi insieme ad altre 80 persone messe come te. Starai con loro per quattro giorni. Notte e giorno, senza pause. Quello che era Carla prima, non conta più. L’hai lasciato in un sacchetto insieme al portafoglio, ai documenti, al cellulare, quando hai iniziato il gioco. In questi quattro giorni succederanno delle cose, alcune non dipenderanno da te, altre sì: dalla fantasia di Carla e dall’energia di Greta, da te e dal tuo personaggio (New Atlantis International Run, 28 aprile-1 maggio 2017).

Oppure sei Angelica? Una giovane insegnante di arte e immagine in una scuola media di periferia, che si barcamena tra studentesse islamiche e ragazzini bolognesi, tra figli di spacciatori e figli di povera gente, con un piercing sul labbro superiore e anfibi? Non sempre, solo nel 2017. Nel 1630 sei parte di una famiglia importante di alti prelati, una privilegiata all’interno di un paese dove la stratificazione sociale è rigida e feroce. Però sei anche donna in una società patriarcale e l’unica libertà che hai è unirti segretamente alle altre donne del villaggio per celebrare riti notturni. Rischiate l’accusa di stregoneria, certo, ma ne vale la pena (1630, 26 agosto - 1 settembre 2016).

Angelica e Carla fanno giochi di ruolo dal vivo, i cosiddetti LARP (live action role-playing), ma con ambientazioni assai lontane dal fantasy - che è lo stereotipo ancora molto frequentato del gioco di ruolo - e a un livello di immersività non comune, perché quasi totale. A organizzarli è la Chaos League, un collettivo di attori, musicisti, registi, sceneggiatori vicino alla poetica (e alla politica) dei Wu Ming*. Carla è appena tornata da New Atlantis, dove al centro c’era la questione dell’acqua come risorsa limitata, ambientato vicino alla suggestiva diga di Ridracoli, in Romagna. In questi giochi di ruolo dall’estetica insolitamente affascinante, la componente regressiva sembra recuperata da un confronto molto forte con la realtà. «Offrono sempre degli spunti di riflessione socio-politica» dice Valeria, un’attrice di talento che ha partecipato a così tante edizioni da non saper rispondere alla mia domanda su “quante”. «Gli altri LARP, anche quando non sono fantasy, mantengono lo spirito dell’intrattenimento. Questa invece è un’esperienza: è la maschera che smaschera».

«1630», 26 agosto - 1 settembre 2016. Photo Daniele Bergonzi
Quando incontro alcuni membri della Chaos League nelle persone di Daniele Bergonzi e Andrea Giovannucci, affronto subito la questione dei valori che il gioco veicola. La risposta è sottile: «Non si può negare che sia così, naturalmente. Ma per noi è stato un percorso di maturazione puramente stilistica. Il nostro lavoro di coerenza è tutto interno al gioco. Se diventa un atto politico, è quasi non voluto. Porre al centro l’acqua come risorsa limitata, come nel caso di Atlantis, nasce da un’esigenza concreta: mettere in difficoltà i giocatori, perché solo nella difficoltà si riesce a giocare. E così abbiamo razionato l’acqua. Certo, da un’esperienza del genere scaturisce una sensibilità maggiore verso l’acqua e il suo spreco, ma è grazie alla forma del gioco che questo avviene, prima di tutto. Lì sta la carica eversiva».

L’idea del gioco come atto politico in sé ritorna nel Manifesto che la Chaos League ha pubblicato di recente. Il gioco si pone come antagonista rispetto alla cultura dell’intrattenimento massificato, alla passività che comporta. Chiama a partecipare, è prassi. E strappa dalla propria zona di confort, dall’inerzia. Il punto 1 del Manifesto, PLAY UNSAFELY, ha suscitato un certo scalpore al convegno internazionale di LARP a Oslo. In realtà, è un invito a «uscire allo scoperto, compromettersi, essere quello che (non) si è». Non certo a farsi male. «Sulla scena LARP non c’è ancora lo spessore culturale adeguato per capirsi davvero. Nei nostri giochi di ruolo la cosa più violenta che ti può capitare è che una persona ti urli contro. Gli stessi che ci criticano magari organizzano combattimenti con frecce finte, e capita che qualcuno si faccia male davvero». 

La Chaos League nasce nel 1992 a Pescara, Giovannucci ha quindici anni e insieme ad altri membri del gruppo organizza giochi di ruolo dal vivo nel bosco. Sono giochi fantasy, tutto è grezzo come può esserlo a quell’età - «partivamo in bus già vestiti da personaggi medievali» - ma l’energia è potente e la Chaos comincia a organizzare anche giochi di un paio di giorni. Bergonzi arriva nel 1996. «Un amico mi dice: “Domani vieni qui, vestito anni ’30. Costruisciti un personaggio. Facciamo un gioco che dura tre giorni”. Era il primo gioco di ruolo che usciva dal fantasy, ma questo lo scoprii dopo. Giocai quasi tutto il gioco, ma alla fine suicidai il mio personaggio. Volevo assolutamente vedere come si faceva questa cosa, stare dall’altra parte. Alla replica successiva ero un png (personaggio non giocante). E lo sono rimasto».

«La leggenda di Parsifal», 3 - 6 settembre 2015. Photo Andrea Buccella
Forse il cuore di quello che sta cercando di fare questo gruppo di persone colte e un po’ matte, forse il punto più rivoluzionario della loro contro-cultura anarcoide, qualcosa che quasi mi ha commossa nel pomeriggio passato con loro, mentre la luce della primavera entrava nell’appartamento di parole e la città universitaria bolognese sciamava nei portici stretti di via Petroni, è aver voluto custodire un certo modo di stare insieme, è mettere al centro un’idea di umanità cercando di incarnarla – che è forse ciò che cercano di fare, tra mille difficoltà, tutti i collettivi.

Se il LARP come mezzo espressivo è narrazione collettiva attraverso le relazioni tra i giocatori, al suo fondamento c’è la relazione in presenza - come dovrebbe essere nel teatro e come invece il più delle volte non è, perché costruire una relazione e farla essere al presente è processo faticoso, e non replicabile. «Io credo che i nostri giochi funzionino per la qualità delle relazioni che portiamo nel gioco, che sono le relazioni tra noi» dice Bergonzi. «Tra me e Andrea, e Alessandro, e Stefano, e tutti gli altri. Noi lavoriamo insieme, viviamo in case vicine, ci incontriamo ogni giorno. Una cosa rara in persone adulte. E tosta, a tantissimi livelli. Soprattutto, cerchiamo di difendere la mancanza di gerarchie. Siamo come un collettivo, ma con la differenza che nei collettivi ci si limita a lavorare insieme. Noi siamo amici».

Note
*In concreto, il Manifesto New Italian Larp della Chaos League è molto vicino al movimento New Italian Epic lanciato dai Wu Ming, che infatti ne hanno dato spazio su Giap.

Donata Cucchi
Laureata in filosofia, lavora per la casa editrice Zanichelli dal 2005. In precedenza ha lavorato per la Libri Scheiwiller. Ha inoltre collaborato con diverse case editrici, tra cui Mondadori, Utet, il Mulino. 
Da alcuni anni si dedica anche alla fotografia e al teatro (inteso come lavoro sulla persona).

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