martedì 24 luglio 2018

Le origini del Martial Theatre


Le origini del Martial Theatre
Quando ti accorgi che un certo modo di giocare è un certo modo di giocare

Prima ancora degli studi universitari, delle ricerche sulla terza riforma teatrale, delle sperimentazioni pensate come tali.
Si giocava in un certo modo.

-- Ma va tutto bene? --
Davanti alla cucina esterna della casa in Abruzzo la madre sorride a due gemelle di otto anni.
-- Sì sì. --                                                                                                       -- Sì sì. --
Rispondono in coro, avvicinandosi con le canne di bambù in mano e dei sorrisi che lavano via (in parte) l’abbattimento.
 -- Ma sicure? --
                                               Ancora la madre sorride, come chi sa d’aver ragione ad insistere.
Imbarazzate.
Alla fine cedo e rispondo comunque.
-- No, è che abbiamo giocato di là. – indico ridacchiando dietro il capanno degli attrezzi. – E il nemico ci ha sconfitto… --
Per non dire ucciso. Ma almeno possiamo continuare a giocare. Tanto l'albero che affrontiamo dietro il capanno, Ven, non scappa.


L’infiltrazione alla base Rocket

Swampert scatta in testa al gruppo mentre il Gyarados enorme tira indietro il collo.
Il pokémon fango inchioda sull’erba, grazie alla falce di luna lo vede anche Brock, pensa Non è un bel segno.
Il Gyarados di 13 metri ruggisce, muove la coda nelle viscere del lago, l’acqua dalla riva si ritira e poi un’enorme onda si alza dal lago e viene verso di noi.
Brock urla di riparaci dietro                              Io ed Espeon impallidiamo
scattiamo da
Swampert che ha già alzato un muro di fango,
Brock ci raggiunge, come i suoi Raichu ed Espeon confida nel muro di Swampert.
Mia sorella già sa, io immagino.
Raichu trema.
L’onda gigantesca si abbatte.
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martedì 10 luglio 2018

da Urbanpost.it l'intervista al dott. Sergio Giannini: quale differenza tra uno psicologo e un counselor?

da Urbanpost.it l'intervista al dott. Sergio Giannini
Quale differenza tra uno psicologo e un counselor?

Il dottore Cristiano Di Salvatore di professione psicologo ci ha inviato alcune notazioni su degli aspetti dell’intervista concessaci da Sergio Giannini, counselor Formatore e Supervisore iscritto REICO (Associazione Professionale di Counseling) sulle tematiche dell’attività di counseling.
[...]


Considerato che per la legge 4/2013, sulle professioni non regolamentate, chi svolge una di queste attività deve dichiarare per iscritto ai propri clienti di operare nell’ambito di una “professione non organizzata in ordini o collegi” o va incontro al rischio di svolgere pratica commerciale scorretta, perché c’è da parte vostra una certa resistenza quasi “corporativa” nei confronti di chi svolge attività di counseling?
Ad essere onesto una cosa vorrei dirla: sul tema counselor, la categoria degli psicologi è divisa in due.
Da una parte troviamo, chi come me, ritiene che le attività svolte dal counselor siano già svolte dallo psicologo e dunque non esiste la necessità di creare figure contrapposte; dall’altra, troviamo psicologi che invece ritengono che il counselor sia una professione necessaria, al punto che questi “colleghi” psicologi insegnano nei corsi per counselor (che strana coincidenza!).
Dunque, quando lei parla di “ostracismo”, personalmente ri-definirei il termine con “tutela della professione”, cosa per altro prevista dal nostro codice deontologico.
Certo che se in questo periodo storico, stanno fiorendo molte scuole per counselor, il merito o le colpe sono anche di noi psicologi.