lunedì 24 settembre 2018

La fine del Teatro Impertinente.

Il Teatro Impertinente finisce.

Wow eccoci qui nel culmine della bellezza, della gioia, della compartecipazione a dire che il Teatro Impertinente chiude i battenti, finisce, si conclude, termina.
Perché in ogni relazione anche quella con se stessi bisogna ammettere quando un’energia finisce perché solo in quel momento si potrà dare spazio a qualcosa di nuovo, di autentico.

Dieci anni intensi, vissuti con fluidità e presenza, con gioia e amore. Il Teatro Impertinente è quindi una fenice che sa che è arrivato il momento di morire e ridursi in cenere perché solo così potrà rinascere più forte e incredibile di prima.
Siamo stati un pianeta che ha accolto miriadi di visitatori, che ha visto splendere soli e lune, che ha giocato con comete e asteroidi, e ne ha avute di stelle amiche.
Ci siamo espansi e trasformati fondendoci con altre realtà dando alla luce figli meravigliosi e ora al limite dell’impossibile lentamente ci ritiriamo tornando nel vuoto creativo.
Il Teatro Impertinente sono io che da ragazzo divento uomo, sono tutti coloro che per un momento hanno scelto di affidarsi all’impertinenza, al contatto, alla danza, alla teatralità.
Non è facile ammettere quanto questa sia tra le più limpide e ovvie scelte possibili, quanto tutto quello che abbiamo costruito debba sgretolarsi per lasciare spazio ad un futuro nuovo e sconosciuto non previsto e non prevedibile.
La torre crolla e dalla sue pietre nascerà un villaggio.
Nessun vittimismo, nessuna sconfitta, nessuna sofferenza, certo la malinconia sale, e un triste sorriso spunta dal mio viso mentre scrivo. Un po’ come quando fai un lungo viaggio e giunto alla fine saluti coloro che hanno vissuto con te questa magnifica avventura, li saluti sapendo che il viaggio è finito, colmo di emozioni contrastanti ma consapevole che è ora di tornare a casa.
A proposito di viaggi: mentre camminavo verso Santiago ho una scritto una lettera ad un caro amico, ed ora rileggendola mi accorgo di quanto fosse connessa a quello che ora sta accadendo per il Teatro Impertinente.
“Che strana esperienza che è questo cammino, mi è sembrato di ripercorrere la mia intera esistenza in due settimane. Voglio tornare a casa e abbracciare Silvia, ma voglio anche finire questa avventura senza arrendermi. A volte non si comprende quanto guardarsi allo specchio sia pericoloso, quanto in fondo, davanti a noi stessi siamo solo dei bimbi. Poi si cammina, e le tappe compiute rimarranno nelle curve della memoria, le puoi visitare con il cuore ma sai bene che, anche se ci tornassi, troveresti un altro panorama, altra gente, altre storie, un diverso io. Il cuore filtra i ricordi attraverso le piccole e costanti epifanie che il viaggio ti ha concesso. Un'illusione stabile nella propria mente, una percezione lunare del proprio percorso. Ma va bene così. È bello anche questo. Sto imparando. Certo che in questo momento avere una persona come te vicino sarebbe un bel regalo. Senza sforzare il mio inglese "italian style". Una cosa divertente è che ognuno in questo cammino, da quello sportivo, a quello riflessivo, da quello spirituale, a quello free and go, per tutti il cammino è un modo per fare i conti con sé stessi, ognuno ha una domanda,  o è in cammino per cercarla. […]”
E cosi abbiamo attraversato finalmente lo specchio per scoprire che siamo in grado di arrivare sull’orlo di noi stessi e sorridere. Il Teatro Impertinente è anche questo e in modo impertinente si dissolverà.  
Grazie a tutti. Siete stati perfetti.
Un abbraccio forte.
Ema
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Quasi dieci anni, per me.
Pensi sempre che sia troppo presto, senti che è quasi troppo tardi.
Era l'ultima "maschera" dietro cui nascondersi, l'ultima giustificazione da dare dopo essersi presentati: "Ehi, non ti preoccupare, non sono solo Isa, sono anche il Teatro Impertinente. Valgo qualcosa."
Fine 2007 - 4 Settembre 2018
Non è l'incisione della lapide del Teatro Impertinente, anche se ci può somigliare.
È l'incisione di un pezzo di Storia.
Sì, per me maiuscola, per altri appena un nome, un ricordo di varia natura. Generalmente positivo.
Sai già che andrà ad esaurirsi, lo hai capito prima di tutti, ti osservi attraversare le varie fasi del "lutto" fino a che non ti trovi al tavolo, a giurare di dare al Teatro Impertinente una buona fine, "anche se non siamo davanti ad un sushi".
In un bar a caso, con un discreto panino a caso, con una stretta di mano che Emanuele è riuscito a propormi dopo quella mia frase, si chiudono 10 anni di un percorso che già da qualche tempo ha superato se stesso.
Emanuele pensa alle Fenici, che diventano cenere e risorgono per rinnovarsi, rimanendo sempre belle.

Io penso più che va cambiata pelle, ogni tanto.
O non si potrà mai diventare il drago più grande.
Ognuno il suo percorso, ogni cosa il suo tempo, ogni persona la sua famiglia, ogni guerriero la sua arma.

Quell'omino sdraiato, quello del logo, che a differenza dell'Adamo svogliato di Michelangelo tende il braccio verso il cielo, in modo pacato e deciso, indicando qualcosa, si è alzato dalla sua casa.
È tempo di nuovi cammini.
È tempo di cammini.

Addio, Teatro Impertinente.
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So che i nomi hanno una loro importanza e una loro risonanza, il Teatro Impertinente ha avuto entrambe. 
Ma appunto, trattandosi solo di un nome, seppur carico di idee e di creatività, per me tutto questo si chiude ma non si dissolve, rimane come quello che è stato : un movimento di idee e di persone. Come rimango io, in ricerca. 
E soprattutto se qualcosa rimane, sopra ogni cosa, è l'amicizia. 
Il Teatro Impertinente per me è stato questo: intrecciare delle relazioni preziose con persone che stimo. Il Teatro Impertinente è stato realmente la mia casa dove custodire qualcosa che per me ha un valore inestimabile: l'arte che si intreccia alla vita e fa sentire la sua eco nella profondità delle cose che finiscono. 

Questo non è un messaggio triste, è un messaggio che guarda con serenità quello che è stato e insieme aspetta curioso cosa sarà il futuro. 

Sono certa che per nascere, il nuovo, abbia bisogno di spazio. Ecco creato lo spazio.

Il Teatro Impertinente è un racconto di anni fondamentali della mia vita, gli ultimi quattro anni. A questi quattro anni è legato ogni ricordo, ogni riflesso sulla mia vita di oggi. 
Mi sono formata, nell'arte come nella vita. 
Nell'arte della vita.
Elena
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Eccoci quindi, ora è proprio tempo di dirci addio. Grazie di tutto, è stato un onore.

Io penso che alla fine tutta la vita non sia altro che un atto di separazione, ma la cosa che crea più dolore è non prendersi un momento per un giusto addio.
(Dal film “La vita di Pi”)



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